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Autostrade di stato Pedaggi e cedole Parte la gimcana

Come saranno le Autostrade di Stato nel secondo Millennio? Concentrate sull’Italia e più tecnologiche, un gruppo di gestione della mobilità integrata che allarga alle città, alle colonnine di ricarica delle auto elettriche (ne sono in programma 400 in 100 stazioni di servizio entro il 2024), all’app per rimborsare gli automobilisti bloccati dai cantieri (prevista a luglio). Sarà una società che, dicono gli analisti «avrà un incremento significativo del capex», cioè degli investimenti, e della manutenzione ordinaria finora trascurata, ma con molte persone in più, probabilmente (2.900 a piano). E scordatevi le tariffe bloccate: i pedaggi dovrebbero salire. Se il piano passa, naturalmente.

Domani l’amministratore delegato Roberto Tomasi, in scadenza nel 2022, convocherà i manager del gruppo per orientarli al rispetto dei nuovi obiettivi: manutenzione costante, nuove opere, rimborsi ai clienti colpiti dai ritardi. Aspi confida nell’approvazione entro l’anno del piano economico finanziario 2020-2038 da 21,5 miliardi: 13,2 miliardi per gli investimenti (10,5 entro il 2027) e 7 miliardi per le manutenzioni (6 miliardi nel 2021-2024). Ai 13,2 miliardi d’investimenti si potranno aggiungere 1,3 miliardi se richiesti dal ministero delle Infrastrutture.

È lo stesso piano sul quale è stato costruito l’ingresso azionario in Aspi, in maggioranza, di Cdp (51%, operazione della gestione precedente, Palermo-Gorno) e dei fondi Blackstone e Macquire (24,5% ciascuno), previsto completarsi a inizio 2022. Il piano andrebbe aggiornato ogni cinque anni e non ha un percorso semplice. Ora è al ministero delle Infrastrutture (Mims), andrà valutato dal Cipe, poi dalla Corte dei Conti che lo deve rimandare al Mims e al Tesoro, che lo devono approvare con decreto attuativo. Se avesse il via libera quest’anno, diventerebbero esecutivi investimenti come la Gronda di Genova (4,6 miliardi) e il Passante di Bologna (circa 2 miliardi). Ma i giochi non sono fatti e lo dimostrano le manifestazioni anti-cessione come quella a Genova di venerdì 18.

La concessionaria si è dovuta accollare 3,4 miliardi come indennizzo per il crollo del ponte Morandi fra sconti tariffari, investimenti non remunerati e oneri per la ricostruzione del viadotto, per il 2021 prevede ancora un calo del traffico (- 10/20% dal 2019) e gli indici di redditività, per i nuovi soci, saranno calmierati. Ma con questo piano Aspi resta una gallina dalle uova d’oro. L’aumento tariffario medio fino al 2038 dovrebbe essere in media dell’1,54% all’anno, in funzione degli investimenti realizzati e salvo aggiustamenti: come nel 2018 (1,51%). Dovrà scendere la remunerazione degli investimenti: lo ha deciso l’Autorità dei Trasporti dopo il Decreto Genova, per tutti i piani economico finanziari in via di revisione. Il costo medio ponderato del capitale (wacc), componente della tariffa, diminuirà dall’11% al 7,09%. Allo stesso tempo, però, i dividendi agli azionisti correrebbero: secondo ipotesi degli acquirenti nel 2021-2038 Aspi dovrebbe cumularne per 19 miliardi, il 20% dei ricavi attesi nel periodo (oltre 75 miliardi, dipenderà anche dal traffico naturalmente) e un terzo del margine operativo lordo (60 miliardi).

Se non ci saranno cambi di rotta, in linea con l’accordo firmato il 12 giugno Aspi lascerà con queste cifre l’ombrello di Atlantia e dei Benetton per passare sotto il consorzio Cdp Equity-Blackstone-Macquarie, che ne avrebbe l’88,06% attraverso la nuova Holding Reti Autostradali. Gli analisti notano che se in Hra non c’è debito, ce n’è nei veicoli a monte dei fondi. L’obiettivo in ogni caso è tornare presto all’investment grade cioè al rating BBB- , necessario per attrarre altri investitori.Rating e controllate

Sul fronte industriale, Aspi dovrebbe abbandonare le idee di espansione all’estero e allargare, invece, il perimetro alla mobilità cittadina. È un terreno della Cassa depositi e prestiti il cui nuovo ceo, Dario Scannapieco, conosce bene il dossier Aspi: era vicepresidente della Bei che la finanziò. L’orientamento di Cdp sarebbe il classico: socio industriale, anchor investor in una società strategica per l’Italia.

Un cardine da oliare è la soddisfazione degli utenti. Con la controllata Movyon (ex Autostrade Tech) Aspi sta lavorando per lanciare già in luglio l’app del cashback, per rimborsare i viaggiatori per i ritardi da cantieri. È il modello della tariffa dinamica, per cui sono stati stanziati 250 milioni, di cui sui 77 già spesi nell’ultimo anno per la rinuncia ai pedaggi in alcune tratte oggetto dei lavori (60 milioni solo in Liguria). Intanto il gruppo si sta ricostruendo con le nuove controllate: oltre a Movyon anche Tecne (ingegneria), Pavimental (costruzioni, ex Atlantia) e Free to X che seguirà le colonnine elettriche. Perderà però la Napoli-Salerno, la cui concessione è in corso di avvicendamento con la torinese Sis.

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