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Autostrade declassata da Fitch: Bei e Cdp possono chiudere i fidi

Alla fine su Atlantia è arrivata anche la scure di Fitch, con quali ripercussioni, al momento, è tutto da stabilire. Ma per ora il taglio del rating su Autostrade per l’Italia da “BBB+” a “BB+” e quello sulla controllante da “BBB” a “BB” ha un effetto immediato: consentire a Cdp e alla Bei di chiedere il ripagamento anticipato dei finanziamenti concessi.

Come comunicato da Atlantia, infatti, la decisione di Fitch, «unitamente ad analoga azione recentemente presa da un’altra agenzia di rating, potrebbe determinare, come potenziale effetto, la richiesta da parte della Banca Europea per gli Investimenti e della Cassa Depositi e Prestiti del ripagamento anticipato – sulla base dei contratti di finanziamento in essere – di prestiti erogati ad Autostrade per l’Italia per un importo di circa euro 2,1 miliardi di cui circa 1,8 miliardi garantiti da Atlantia, con conseguente assorbimento di linee di credito di Atlantia e di Autostrade per l’Italia». Possibile immaginare che le due istituzioni decidano di muoversi sulla scorta di questo ulteriore segnale negativo sul gruppo autostradale? Difficile da dire, al momento non risulta sia stata aperta alcuna procedura in tal senso. Anche perchè appare plausibile immaginare che prima di mettere in difficoltà la compagnia tutti gli stakeholders puntino ad avere un quadro più chiaro del potenziale futuro dell’azienda. E in proposito tutto è legato alle future mosse del Governo. Ieri il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, ha smentito l’ipotesi circolata alla vigilia, sottoforma di fonti governative, di una maxi multa (impossibile peraltro da perseguire stante quanto contenuto nella convenzione unica): «Non abbiamo mai valutato né privatamente né pubblicamente l’ipotesi di una maxi multa. Nei prossimi giorni il governo assumerà i provvedimenti conseguenti nella sua piena collegialità».

E questo, forse, è l’unico segnale positivo per Atlantia, ossia che una decisione da parte dell’esecutivo possa essere presa a stretto giro. Quale è ancora da capire. Resta sullo sfondo perché fortemente caldeggiata dal M5s l’ipotesi revoca secondo quanto stabilito dal decreto Milleproroghe, ipotesi che metterebbe in ginocchio Aspi poiché riconoscerebbe alla società un’indennizzo inferiore ai debiti (10,8 miliardi l’esposizione complessiva) generando il default dell’azienda e altrettante difficoltà alla holding. Allo stesso modo, sebbene non sia stato formalmente aperto alcun tavolo di trattativa, come dichiarato anche dallo stesso sottosegretario alle Infrastrutture Salvatore Margiotta, si starebbe valutando anche un’ipotesi B che prevede una sorta di accordo che ruoterebbe attorno a tre pilastri: una compensazione economica in contanti, un maxi piano di investimenti e una revisione delle tariffe. La stessa De Micheli, d’altra parte, in un’intervista a La Repubblica, ha dichiarato di puntare a un taglio importante dei pedaggi che non vada a incidere però in alcun modo sugli impegni in termini di investimenti sulla rete. A riguardo potrebbe essere cruciale il piano operativo che Aspi sta preparando. In questi giorni si sta cercando di capire fino a che punto può essere sostenibile un taglio delle tariffe, mantenendo alti livelli di investimenti e una redditività adeguata. Nel frattempo, comunque, Aspi ha tagliato tutti i legami con Spea, la società che curava le verifiche strutturali sulla rete.

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