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Autostrade, cordata Cdp al lavoro per sciogliere il nodo del prezzo

La luce in fondo al tunnel (autostradale) stavolta potrebbe davvero essere vicina. In Borsa Atlantia ha festeggiato con un robusto rialzo del 9,16% la concessione dell’esclusiva entro il 18 ottobre a Cdp – e a partner di suo gradimento – per la vendita dell’88% di Aspi. I compagni di cordata sono Blackstone e Macquarie, da tempo interessati alle autostrade, ma la struttura dell’operazione è ancora lontana dall’essere fissata in ogni dettaglio. Di sicuro a Cdp andrà la quota di maggioranza e altrettanto chiaro sarà il primato in termini di governance. Come ci si arriverà è un’altra storia: è possibile che l’investimento avvenga anche attraverso la costituzione di due società ad hoc, due newco a cascata. Dal punto di vista strategico i due fondi sono complementari: più finanziario il partner americano; con una conoscenza specifica del settore il fondo australiano, che non a caso interverrebbe con il fondo Mira (Macquarie infrastructure and real assets). Cdp garantirebbe la presenza di un partner vicino al governo e dunque di garanzia nella gestione dell’infrastruttura, ma nello stesso tempo è un operatore di mercato (anche se un po’ sui generis), votato peraltro a prendere partecipazioni di questo genere.
Ma a parte i “no comment” di prammatica da parte degli interessati, intorno all’operazione circola ancora una certa dose di prudenza. Un po’ per le tante false partenze degli ultimi mesi e un po’ perché è vero che le parti sono tornate a parlarsi (e stavolta lo fanno con l’intento di chiudere) ma la distanza su alcuni punti resta. E non è poca.
Dal canto suo Atlantia, nella lettera inviata due giorni fa a Cdp, ha indicato un percorso: un’offerta vincolante; un prezzo (comprensivo del criterio utilizzato per determinarlo) e una percentuale massima di possibile riduzione dell’offerta, a conclusione di una due diligence approfondita e sempre in esclusiva, di 10 settimane.
Se i prossimi giorni porteranno alla svolta, c’è già un cda Atlantia fissato per il 19 (il giorno dopo la conclusione del primo round) per accettare la proposta e far partire la fase due. Tempi necessariamente ristretti, anche per spostare in avanti la data dell’assemblea Atlantia per varare la vendita all’asta e/o la scissione di Aspi. Sempre appunto che tutto vada per il verso giusto: i nodi di sempre sono sul tappeto. A partire dal prezzo, a sua volta strettamente connesso alla manleva che Cdp (ma anche gli altri potenziali acquirenti) hanno sempre chiesto sui potenziali danni indiretti legati al crollo del Ponte Morandi. La manleva potrebbe prendere la forma dello sconto sul prezzo finale (ipotesi contemplata da Atlantia) o da una riserva di patrimonio, costituita dal venditore Benetton, per garantire gli acquirenti su possibili richieste di danni in futuro.
Si troverà una quadra? A favore gioca un elemento, la lunghissima gestazione che ha avuto tutta la vicenda: in questi casi, quando subentra la volontà di chiudere la soluzione si trova in tempi rapidi. Resta probabilmente la diffidenza, che ha accompagnato per tanto tempo le due parti – Cdp e Atlantia – ma non bisogna sottovalutare che il Mef è molto determinato nel perseguire la chiusura dell’operazione (ieri l’ad di Cdp, Fabrizio Palermo, è andato a Palazzo Chigi). Difficile che accetti una sconfitta nella sua opera di moral suasion.
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