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Autostrade cerca ancora la tregua “Trattiamo, ma non ad ogni prezzo”

MILANO — Aspi, e la sua controllante Atlantia aprono al governo e si dicono pronte a trattare, anche oltre il 30 giugno. Ma nello stesso tempo il gruppo non rinuncia a quelle che ritiene essere le sue prerogative – restituzione della concessione e richiesta di indennizzo da 20 miliardi – se non si arrivasse ad un accordo.
È in questo doppio passaggio – in parte ambivalente – la lettura delle decisioni prese dal cda straordinario di Aspi, titolare della licenza, che poi il cda straordinario di Atlantia ha recepito. Quasi nelle stesse ore in cui il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, tornava a ribadire che il dossier «va chiuso subito, vorrei farlo nei prossimi giorni» dopo che il giorno prima aveva sottolineato che le proposte arrivate sul suo tavolo non sono «accettabili».
La mossa di ieri, da parte di Aspi, serve a rimuovere la spada di Damocle di dover trovare una soluzione entro il 30 giugno. Per quella data infatti scadono i termini per restituire la concessione e chiedere l’indennizzo (da 20 miliardi secondo i Benetton, da 7 miliardi secondo quello che dice ora la legge, con il Milleproroghe). Ma, affermano ora i vertici di Aspi, la società vuole «proseguire – anche successivamente al 30 giugno 2020 – le interlocuzioni per la definizione concordata della procedura di contestazione avviata dal concedente il 16 agosto 2018», cioè all’indomani della tragedia del ponte Morandi. Insieme alla carota c’è anche il bastone: il gruppo non rinuncia a nessuna sua prerogativa, indennizzo compreso.
La pistola fumante resta sul tavolo, ma per il momento non si preme il grilletto: c’è tempo, dopo aver aspettato l’esito del ricorso al Tar, per possibile incostituzionalità della norma sul Milleproroghe che limita l’indennizzo a 7 miliardi. Il gruppo è sicuro di vincere, in questo come negli altri contesti giudiziali, ma se così non fosse è pronto a restituire la concessione, come già comunicato, e di conseguenza a chiedere l’indennizzo massimo. Strada che porterà a infiniti contenzioni giudiziari.
Ma per ora si punta a continuare a trattare, a proseguire nelle «interlocuzioni», come è stato scritto in una lettera inviata al ministero dei Trasporti. E dunque, «coerentemente con la posizione assunta, che continuerà anche dopo il 30 giugno », il gruppo darà «esecuzione ai propri obblighi di concessionario ».
Secondo alcune ricostruzioni, lontano dai riflettori ci sarebbe un tavolo aperto al Mef, sulla garanzia della Sace al prestito chiesto da Aspi, sul Pef (il Piano economico finanziario) che poi è alla base delle nuove tariffe, e su altri aspetti legati alla concessione. Su molti punti l’intesa potrebbe essere possibile, su altri ci vuole un accordo politico forte, su altri ancora si deve esprimere il ministero delle Infrastrutture. Potrebbero esserci spiragli. Ma è chiaro che la partita resta molto politica. Duro Matteo Salvini: «È un anno e mezzo che Conte deve chiudere il dossier», e propone ai litiganti Pd e 5S di estrarre «a sorte, tirino il dado ma facciano qualcosa».

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