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Autostrade, c’è l’offerta Cdp-fondi Cassa nominerà presidente e ad

L’offerta di Cassa Depositi e Prestiti per l’88% di Autostrade per l’Italia è arrivata nella tarda serata di ieri sul tavolo del vertice di Atlantia: si tratta di una proposta preliminare che punta al controllo della concessionaria e fatta in tandem con il fondo americano Blackstone e il fondo australiano Macquarie. Tuttavia, vista l’ora a cui è arrivato il progetto d’acquisto, il consiglio della holding che, come da programma si era riunito alle 18 per esaminare l’operazione, ha evidentemente preferito aggiornarsi ad oggi, in mattinata, per una valutazione più approfondita del dossier. Da capire quale potrebbe essere la reazione del board che nella missiva inviata una settimana fa all’ente sollecitava un’offerta vincolante e non preliminare.

Questo, tanto più alla luce delle mosse compiute in questi giorni da uno degli azionisti chiave di Atlantia, ossia Tci. Il fondo, come anticipato da Radiocor, che nei mesi scorsi si è speso in maniera piuttosto visibile rispetto alla necessità che la valorizzazione dell’asset avvenisse secondo procedure di mercato trasparenti, ha portato la sua partecipazione in Atlantia al 10%. Ciò, pare di capire, per pesare il più possibile all’assemblea di fine mese che dovrà comunque votare la scissione di Aspi, ormai non ci sono più i tempi tecnici per rinviare l’assise. Tci ha più volte ribadito in passato che, a fronte di un’offerta non soddisfacente in termini di prezzo, per l’addio ad Autostrade andava preferita l’opzione della separazione. Con questo rafforzamento nel capitale pare dunque voler vigilare che la concessionaria venga venduta al giusto valore, da Tci individuato tra gli 11 e i 12 miliardi per il 100% della compagnia.

La proposta di Cdp

A riguardo, secondo quanto è stato possibile ricostruire, l’istituzione finanziaria si muoverà attraverso un veicolo partecipato almeno al 30%. L’ente, di fatto, sarà il principale investitore singolo e soprattutto avrà in mano il pallino in termini di governance. Nel dettaglio, sentiti gli altri due fondi azionisti, destinati ad avere poco meno del 30% ciascuno della newco, Cassa avrà il potere di indicare il presidente e l’amministratore delegato della società. In altre parole avrà in mano la guida dell’azienda. All’operazione, va aggiunto, potranno partecipare, sebbene in una seconda fase, anche altri investitori italiani. Questo, in teoria, dovrebbe realizzarsi però solo una volta completata la due diligence da parte di Cdp e dei fondi. Allo stato attuale, infatti, l’offerta preliminare non dà indicazioni specifiche in termini di prezzo. La valutazione sarà il tassello chiave che verrà definito non appena archiviata l’analisi dell’asset e una volta identificato il potenziale sconto manleva, ossia una possibile riduzione di prezzo che incorpori i rischi connessi alle possibile cause indirette legate al crollo del Ponte Morandi. Al momento, tuttavia, a valle di un primo lavoro compiuto dagli advisor di Cdp, UniCredit e Citi, per l’88% di Autostrade per l’Italia si sarebbe ipotizzata una valorizzazione vicino ai 9 miliardi di euro. Di questi circa 6 o 7 miliardi dovrebbero essere messi sottoforma di equity mentre 2-3 miliardi come debito.

I partner

La proposta è stata avanzata assieme ai due fondi stranieri Blackstone e Macquarie con i quali si dovrebbe chiudere l’accordo entro il 28 ottobre. Successivamente dovrebbero scattare le dieci settimane di due diligence che dovrebbero poi portare alla proposta definitiva. In quest’ottica, al fianco di Cdp, dovrebbero schierarsi, come detto, alcuni soggetti italiani, quali le Casse di previdenza e Poste Vita. Quanto a F2i, al momento non è al tavolo della trattativa. La situazione è fluida, il fondo infrastrutturale guidato da Renato Ravanelli tuttavia è ancora abbastanza freddo sul dossier. Sicuramente Cassa ha bisogno di avere contributi “equity” ma F2i è abituata a investire da azionista di maggioranza in progetti industriali di cui è responsabile, non da investitore finanziario. A ciò si aggiunge il fatto che il fondo di norma ha prospettive e logiche diverse rispetto a soggetti come Macquarie o Blackstone. Certo se poi le fondazioni azioniste dovessero premere per un intervento la cosa verrebbe valutata. Va detto, tra l’altro, che sul fronte politico si sono già levate diverse voci che mettono in luce la forte presenza di soci stranieri, in tutto di fatto potrebbero valere ben oltre il 70% di Aspi se alle quote di Macquarie e Blackstone si sommano quelle di Allianz e Silk Road già azioniste al 12% della concessionaria. Aspetto che contrasterebbe, a parere del deputato e responsabile nazionale Infrastrutture della Lega Edoardo Rixi, con «l’interesse pubblico» che avrebbe dovuto fare da motore all’operazione di riassetto della società.

D’altra parte mettere in piedi una simile operazione in così pochi giorni richiedeva il supporto di investitori globali e dalle importanti capacità finanziarie.

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