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Autostrade, Cdp verso l’offerta Gorno Tempini nella lista Tim

Cassa depositi e prestiti si prepara a entrare nel nuovo consiglio di Tim. Il presidente della Cdp, Giovanni Gorno Tempini, è uno dei nomi indicati per la lista che il consiglio del gruppo telefonico sta preparando in vista del rinnovo. Sono 25 i candidati per 15 posti, di cui 10 sicuri, e considerando il peso “politico” della Cassa, al presidente verrà data una casella blindata. L’indicazione sul nome di Gorno Tempini non è arrivata dalla Cdp, anche se il valore segnaletico non lascia molto spazio a incertezze. Il manager è stato inserito dopo un ultimo giro di valutazioni nella rosa preparata dal presidente di Tim, Salvatore Rossi, che oggi verrà sottoposta al consiglio del gruppo telefonico per la scelta dei 15 candidati. Vista la posizione di Cdp come azionista di Tim e socio di Open Fiber, sarebbe stata già verificata con i legali l’assenza per Gorno Tempini di profili di conflitto o possibili rischi regolatori. La Cdp ha il 10% di Tim e nessuna rappresentanza. Il 31 marzo sarà nominato il nuovo consiglio e si attendeva un segnale, vista anche l’imminente scadenza per il deposito delle candidature. Ieri la Cassa ha riunito il consiglio per discutere dell’offerta definitiva su Aspi e della prelazione su Open Fiber. Vista l’evoluzione, il dossier Tim non è stato discusso. Quanto a Open Fiber, è stato deciso di non esercitare la prelazione sul 50% in mano all’Enel ma proseguirà i colloqui con il gruppo elettrico e il fondo Macquarie per salire in maggioranza.

È stato invece rinviato a oggi il dossier Autostrade. Ieri il board della Cassa ha preparato (ma non ancora deliberato) un’offerta vincolante ma condizionata all’approvazione del piano economico-finanziario di Autostrade — il documento che registra la dinamica delle tariffe e le aggancia agli investimenti sulla rete —, al momento fermo al Cipe. Il piano valorizza il gestore autostradale tra i 9,2 e i 9,4 miliardi. Collocandosi nella parte alta della forchetta di prezzo individuata dagli offerenti, la cordata guidata da Cassa depositi e prestiti (con i fondi esteri Blackstone e Macquarie) intenzionata a rilevare l’88% del gestore. La proposta dovrebbe essere approvata dal board di Cdp in giornata. Atlantia avrà tre giorni per valutarla prima di esprimersi nel consiglio già fissato per venerdì. E dovrebbe incorporare lo «sconto manleva» che gli advisor hanno quantificato in circa 1 miliardo, somma a copertura dei danni che potrebbero palesarsi per il crollo del ponte Morandi a Genova. L’assetto societario della newco prevede il 51% in mano a Cassa depositi e prestiti e il restante 49% equamente diviso tra i due fondi. Ma sarà necessario capire come verranno scritti i patti parasociali. Contando che il gestore ha un 12% fuori dal perimetro, in mano agli investitori istituzionali Allianz e il fondo cinese Silk Road. L’importo viene ritenuto a sconto dal fondo Tci, azionista al 10% di Atlantia, che ritiene il gestore valga tra 11 e 12 miliardi. È presumibile che il board di Atlantia elaborerà un parere da sottoporre all’assemblea dei soci, ma non sarebbe sorprendente se il governo Draghi — in caso di mancato accordo — decidesse di ridiscutere il riassetto. La sensazione è che il minore potere negoziale dei Cinque Stelle potrebbe far accelerare il dossier, ma non nella direzione immaginata.

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