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Autostrade, Cdp non rilancia Ora 10 settimane per l’intesa

Nessun rilancio sul prezzo, ma un impianto complessivamente più flessibile e con qualche passo avanti: a quanto filtra è questo lo schema della proposta che Cdp, in cordata con Blackstone e Macquarie, si appresta a recapitare ad Atlantia per l’88% di Aspi. A tarda serata il comunicato ufficiale ancora non c’era. Ma a meno di colpi di scena, l’accordo raggiunto prevederebbe che tutta Aspi valga tra 8,5 e 9,5 miliardi di euro – anche se la cifra non è mai stata rivelata ufficialmente – come nella vecchia offerta (considerata non soddisfacente da Atlantia). Però adesso, a quanto sembra di capire, è prevista una possibilità minima di poter rivedere al rialzo la forchetta (ma ovviamente anche al ribasso) dopo una due diligence tecnica molto serrata, di quattro settimane. Che poi verrebbe affinata nelle successive sei, per arrivare alla firma definitiva. Il Memorandum of understanding attuale è una proposta che impegna entrambe le parti a trattare. Basterà ad Atlantia, che riunisce il cda oggi? Del resto, le ragioni di cautela ma anche di incertezza continuano ad esistere, dalla manleva su eventuali cause per danni indiretti alla definizione del Pef, il Piano economico finanziario che è alla base delle future tariffe al casello (e degli investimenti). Ma su entrambi i fronti, a quanto trapela, l’attività diplomatica della politica è stata molto intensa nel week end. Ad esempio sul Pef i lavori tecnici tra Aspi e ministero (il Mit) sono stati serrati e secondo alcune fonti già oggi si potrebbe arrivare alla riscrittura, da parte di Aspi.
Domani tornerà a riunirsi il cda della società, sospeso ieri, per arrivare a una risposta definitiva e condivisa con il Mit. Alcune voci parlano di una limatura sull’incremento medio annuo delle tariffe: qualcosa che possa essere tra l’1,6 e l’1,7% (ora è all’1,75%). Anche sugli altri punti sollevati dall’Art i tecnici sono al lavoro. Così l’approvazione definitiva del Pef, una delle condizioni poste dal compratore, potrebbe essere spedita. Sull’altro aspetto, la manleva, sembra ci sia la volontà politica di intervenire – nei possibili contenziosi che venissero sollevati da Comune, Regione ed altri enti locali – per promuovere investimenti e interventi pubblici che servano a rilanciare il territorio ligure. A quel punto resterebbe da quantificare solo una manleva in caso di richieste danni di privati.
L’altra grande differenza, rispetto alla prima versione, è che c’è un gruppetto di investitori istituzionali italiani determinati a partecipare all’operazione. Sembra, con una quota vicina al 17%, che verrebbe “recuperata” facendo scendere complessivamente di un 10% i due fondi esteri (ora entrambi al 30% nella Bidco, la società che presenta l’offerta) e limando proporzionalmente il 40% di Cdp, ma tale che insieme la cordata italiana superi di un capello il 50%. Presidente e ad (di Bidco e di Aspi) verranno indicati da Cdp.
Tra gli italiani ci sarà F2i e dunque il mondo delle fondazioni bancarie (socie anche di Cdp)? Alcuni ritengono che alla fine F2i sarà della partita. Insieme alle Casse di previdenza, alle assicurazioni e a Poste vita.
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