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Autostrade, altolà di Gualtieri “Senza accordo c’è la revoca”

I timidi segnali di distensione sul fronte Autostrade sono stati gelati ieri sera dal ministro dell’Economia: «Se l’accordo transattivo che si era delineato non venisse raggiunto per responsabilità del concessionario, non si potrebbe interrompere il processo di caducazione che era stato temporaneamente sospeso per la proposta del concessionario », ha detto Roberto Gualtieri a “Porta a Porta”. Insomma, la pistola fumante della revoca è lì sul tavolo e, almeno in teoria, il termine per farla scattare è molto vicino.
Fino a quel momento invece un fiorire di lettere incrociate, non sempre univoche, avevano mostrato un quadro più variegato. Partiamo da Aspi, che ieri ha scritto al ministero dei Trasporti dicendosi pronta a firmare anche subito l’atto transattivo ma a condizione che venga meno l’articolo 10, quello che condiziona la firma alla cessione di Aspi a Cdp e che invece il governo considera vincolante. Lettera di cui ha dato conto la ministra Paola De Micheli: nella sua audizione in Parlamento ha parlato di «stallo» nei negoziati e ha negato qualsiasi tentativo di nazionalizzazione del gruppo, che però deve essere richiamato agli impegni che si era assunto nella notte tra il 14 e il 15 luglio scorso. Dunque, stallo e un po’ di irritazione verso Atlantia, ma nemmeno toni ultimativi, anzi il richiamo al parere dell’Avvocatura dello Stato, che ha sottolineato «la necessità ai fini delle scelte da assumere, di procedere ad un’analitica valutazione di tutti gli interessi pubblici coinvolti». L’audizione non è stata l’unica comunicazione della giornata: a sua volta il ministero dell’Economia ha scritto ad Atlantia, controllante di Aspi, con toni piuttosto duri e ricordando che le contestazioni del gruppo – risalenti al 5 ottobre e ancor prima alla lettera del 29 settembre – in realtà non erano legate solo all’articolo 10; dunque, «non è fondata» l’affermazione secondo cui è stato «condiviso un accordo transattivo, ritenuto satisfattivo per la pare pubblica», concludendo però con l’invito «a riconsiderare le vostre posizioni e a presentare soluzioni coerenti con gli impegni da voi assunti». Per finire, anche Cdp è tornata formalmente sulla scena, scrivendo a sua volta ad Atlantia. Anche in questo caso con toni piuttosto duri, compresa l’accusa di avere un atteggiamento «di assoluta chiusura» e di tentativi «a dir poco fuorvianti». Ma, sostanzialmente, con un invito a riparlarsi, tanto che la lettera si conclude richiamando il «senso di responsabilità» che induce Cdp a invitare Atlantia «a una solerte e più attenta riflessione», per arrivare a «soluzioni appropriate, da sottoporre agli organi competenti».
Nessun termine perentorio nella risposta, come era accaduto in passato, anche se vengono ricordati i due nodi principali irrisolti: la manleva per i danni indiretti legati al ponte Morandi (su cui tra l’altro è imminente l’incidente probatorio, con il deposito delle perizie) e la definizione del prezzo. Su cui, ricorda Cdp, erano state proposte due soluzioni: la nomina di due valutatori (e di un eventuale terzo per dirimere differenze troppo forti) o di un processo di Ipo per fissare la quotazione di Aspi. In tarda serata Aspi dovrebbe aver già risposto a Cdp, confermando disponibilità al negoziato, ma nell’ambito del processo deciso dal cda, dunque il dual track. Discorsi tra sordi, in apparenza.
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