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Autostrade e Adr, Atlantia chiede la garanzia di Stato per 1,8 miliardi

Un paracadute statale di quasi 1,8 miliardi riconducibile alla galassia Atlantia, controllata al 30% dalla famiglia Benetton. Sotto forma di prestiti a garanzia Sace — la stessa formula di Fca — per supportare le attività italiane di quasi tutte le sue controllate: da Autostrade per l’Italia — che ha bisogno di liquidità immediata — ad Aeroporti di Roma. Da Telepass alla società di costruzioni Pavimental. Toccando anche Autogrill, che non è nel perimetro Atlantia ma è direttamente riconducibile alla holding di famiglia Edizione.

Per Autostrade la richiesta alle banche con l’ombrello Sace è di 1,25 miliardi la cui finalità sarebbe quella di temperare gli effetti sulla liquidità del coronavirus che ha buttato giù il traffico sulla rete a marzo ed aprile. Fonti ricostruiscono che la società concessionaria avrebbe bisogno di almeno due miliardi per finanziare gli investimenti, il circolante e sostenere i costi operativi. Per sopperire alle immediate esigenze di cassa — vista la difficoltà a finanziarsi sul mercato per gli interrogativi che riguardano sul futuro con l’opzione revoca della concessione ancora sul tavolo — è dovuta intervenire di recente la capogruppo Atlantia con mezzi propri (900 milioni) allo scopo di garantire il pagamento degli stipendi e la continuità delle attività. La società guidata da Roberto Tomasi ha chiesto in parallelo a Cassa depositi di poter richiamare un’altra linea di credito aggiuntiva — oltre a quelle già in essere più o meno dello stesso ammontare — da 1,3 miliardi di euro stipulata nel 2017 e mai usata: 600 milioni sarebbero dedicati a migliorare la condizione del circolante delle aziende. Circa 700 per gli investimenti. Ci sono colloqui in corso con la squadra di Fabrizio Palermo. In una lettera inviata ad Aspi la Cassa ha dato un giudizio sospensivo sull’utilizzo di queste linee, negoziate contrattualmente tre anni fa prima del crollo del ponte Morandi e senza la spada di Damocle di una completa revisione della concessione che porta con sé un nuovo modello regolatorio con tariffe più basse di almeno il 5% e investimenti remunerati solo sulla base di quelli realizzati secondo lo schema dell’Authority dei Trasporti. Aeroporti di Roma, la società di gestione degli scali di Fiumicino e Ciampino, starebbe valutando di prenotare circa 250 milioni da Sace per sostenere i costi, pagare i fornitori e gli stipendi dei dipendenti avendo già fatto ricorso (alla pari di Autostrade) della cassa integrazione visto il tracollo del traffico ad aprile (-95%). Altri 300 milioni sarebbero destinati a Telepass e Pavimental. Circa 250 milioni, poco meno di un quarto del fatturato come prevede il tetto imposto dal decreto Liquidità, sarebbero sul tavolo per Autogrill.

Sono diverse le aziende che starebbero ragionando sull’utilizzo di questi fondi a tasso agevolato. Il plafond di Sace destinato alle grandi aziende è di circa 170 miliardi. Ogni operazione deliberata dagli istituti — e sono coinvolti i maggiori (da Intesa Sanpaolo a Unicredit, da BancoBpm a Ubi) — dovrà passare dall’avallo del Tesoro che deve partorire un decreto attuativo riservandosi di valutare la fattibilità delle richieste per la verifica di alcune condizioni come il congelamento del dividendo ai soci, la tutela dell’occupazione e il supporto ai fornitori. Starebbero valutando — ha ricostruito il quotidiano Mf — anche Fincantieri (1,8 miliardi), Ovs (100 milioni), Eataly e Alpitour. Non Mediaset e Luxottica di cui erano circolati alcuni rumors.

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