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Auto,scontro in Europa sui limiti alle emissioni

TORINO .
Braccio di ferro sulle emissioni. All’indomani dello scandalo Volkswagen i paesi produttori, Italia compresa, frenano sui test. Oggi infatti il comitato tecnico dell’Ue dovrà trovare un’intesa sui limiti delle emissioni per i prossimi anni. I ministri dei Paesi produttori di auto (oltre all’Italia la Germania, la Francia e la Spagna)chiedono un accordo meno rigido del previsto «per consentire alle aziende produttrici di mettersi in grado di rispettare le norme». Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha telefonato alla commissaria europea all’industria, la polacca Elizbeta Bienkowska, per fermarla e spingerla a non approvare norme troppo severe: «E’ necessario decidere con ragionevolezza e non sulla spinta emozionale dello scandalo Volkswagen – avrebbe detto Guidi – perché non si tratta di mettere in discussione il rispetto dell’ambiente e delle persone, quanto di raggiungere tali obiettivi senza pregiudicare investimenti produttivi che sono stati già fatti e che nel breve periodo non possono essere modificati, se non mettendo a rischio intere filiere produttive con notevoli ripercussioni sulla competitività del settore in Europa e con ricadute pesanti sull’occupazione ». Gran Bretagna e i paesi del Nord avrebbero invece chiesto limiti più severi.
La proposta sul tavolo prevede una drastica riduzione delle emissioni di ossido di azoto per i motori diesel entro il 2017 e istituisce un periodo di due anni (2017-2019) in cui è tollerato un superamento fino al 60 per cento in più rispetto al limiti consentito di 80 mg per chilometro, cioè di poter arrivare a 148 mg. I paesi contrari chiedono che il periodo di tolleranza degli sforamenti sia superiore ai due anni previsti, o, in alternativa, che siano consentiti superamenti dell’ordine del 2-300 per cento, cioè di poter arrivare fino a 240 mg. Il nodo delle emissioni di ossido di azoto è quello che ha fatto nascere lo scandalo Volkswagen in Usa dove il regolamento che riguarda questo tipo di inquinante è molto più rigido di quanto non accada nel Vecchio Continente. Questo anche perché negli Usa la motorizzazione diesel riguarda solo un’infima parte del parco circolante.
Lo schieramento sulle emissioni riflette la geografia della produzione automobilistica in Europa. L’Italia è il capofila della rivolta contro limiti che i produttori giudicano eccessivi soprattutto perché rischierebbero di vanificare gli investimenti già fatti sui motori diesel. Normalmente il ruolo di testa di ariete contro limiti troppo severi alle emissioni è sempre stato svolto dalla Germania ma in questo periodo, a poche settimane dallo scandalo Volskwagen, la prudenza suggerisce ai rappresentanti tedeschi di tenere un basso profilo proprio per evitare che una loro battaglia in prima linea finisca per nuocere alla causa. La Gran Bretagna, alla testa del fronte della severità, è meno coinvolta dalla produzione del diesel perché i costruttori con fabbriche sul suo territorio (Nissan, Ford, Toyota, Honda, Gm) hanno in prevalenza puntato su altre motorizzazioni. Già ieri la lobby dei costruttori si è fatta sentire in Ue: il Parlamento di Strasburgo ha bocciato la proposta di istituire una commissione di inchiesta sullo scandalo delle emissioni, una proposta che il presidente del gruppo del Pse, Gianni Pittella, ha liquidato come «senza fondamento». Strasburgo condurrà invece una «indagine approfondita» sull’accaduto entro il marzo prossimo. Nella risoluzione approvata dal Parlamento di Strasburgo si raccomanda che la Commissione istituisca una autorità di vigilanza a livello europeo, così come già accade negli Stati Uniti.
Intanto a un mese dallo scoppio dello scandalo la società di Wolfsburg sta mettendo a punto le strategie. «I richiami non inizieranno prima del 2016», ha garantito ieri il numero uno di Volkswagen Italia, Massimo Nordio, secondo il quale «non ci sono effetti di mercato» nella Penisola come conseguenza dello scandalo. Sull’intera vicenda del Dieselgate è prevista per domani alla Camera l’audizione del ministro dei trasporti Graziano Delrio alle commissioni Ambiente, Trasporti e Attività produttive.
Della vicenda Volkswagen e delle sue conseguenze sul mercato dell’auto parlerà certamente oggi Sergio Marchionne nella call con gli analisti sul terzo trimestre 2015 di Fca. Marchionne parlerà anche di Ferrari: il Cavallino, dopo la partenza sprint martedì scorso a Wall Street ieri ha perso fino all’11 per cento scendendo sotto il prezzo di lancio per risalire a 53 dollari a fine seduta.
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