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Autoriciclaggio, sanzioni graduali

La laboriosa definizione del nuovo reato di autoriciclaggio continua a tenere bloccato l’iter della legge sul rientro dei capitali. Ieri il Governo non ha presentato alla commissione Finanze della Camera il testo “di sintesi” tra le varie istanze, che sta stato annunciato la scorsa settimana dal viceministro Luigi Casero. In serata, il guardasigilli Andrea Orlando ha spiegato che «un’intesa sostanziale» comunque è stata trovata e che, dopo un’ulteriore verifica tecnica con il ministero dell’Economia, il testo sarà pronto, quantomeno, per la presentazione alla commissione Finanze.
Il nuovo slittamento di tempi, tra l’altro, va a impattare proprio con la cancellazione odierna delle convocazioni delle commissioni della Camera – causa lavori dell’Aula (voto di fiducia) – avvicinandosi così infruttuosamente alla data (10 ottobre) in cui la norma dovrebbe essere calendarizzata per la discussione assembleare.
Lo scenario che si va delineando, con il calendario che scorre inesorabile verso la chiusura dell’esercizio 2014 e con un Ddl arenato ormai da più di tre mesi alla Camera, lascia emergere all’orizzonte l’opzione “taglia–indugi” di migrare l’intero A.C.2247 (il progetto di legge sul rientro dei capitali) dentro la legge di stabilità, che andrà in discussione a metà ottobre.
A far propendere per una chiusura rapida del dossier “voluntary disclosure” (che, val la pena di ricordare, è aperto ormai da un anno, tra varie vicissitudini e alterne fortune) c’è, da un lato, la necessità di fare cassa – fiscale – senza ulteriori slittamenti, dall’altro l’aspetto puramente tecnico di consentire la regolarizzazione delle posizioni di contribuenti “estero-vestiti” relative all’anno 2013.
Come più volte ribadito, sul testo dell’A.C.2247 è stato ormai raggiunto un accordo pieno e ad ampio raggio tra tutte le componenti politiche. Assodato che non si tratta di un’operazione condonistica (ma offre solo sconti sulle sanzioni), che comporta una piena compliance fiscale per chi vi aderisce (colmando così le lacune degli “scudi”) e che garantisce una ragionevole – ma non totale – copertura penale, il vero tema di confronto è la formulazione del reato di autoriciclaggio. Da un lato c’è la formulazione agli atti della commissione Finanze, dall’altro quella rilasciata la scorsa settimana dalla Giustizia, che si somigliano molto ma hanno sfumature molto diverse sulla punibilità e sull’ampiezza della fattispecie.
Quanto alla punibilità dell’autoriciclatore, a ieri sera la soluzione di sintesi appariva (forse) trovata: se il reato presupposto è punito con pena superiore a 5 anni, la condanna per autoriciclaggio varia da 2 a 8 anni (e sanzione pecuniaria da 5mila a 25mila euro); se invece il reato presupposto è punito con pena edittale massima inferiore a 5 anni, «la pena si riduce da un terzo fino alla metà». In questo ambito andrebbero a incasellarsi i reati dichiarativi fiscali (comunque coperti da una specifica previsione per chi aderirà alla voluntary disclosure) e una serie di reati contro la Pa (si veda Il Sole 24Ore del 30 settembre). Quindi, almeno a questo stadio della trattativa, sparisce la «non punibilità» sui reati–presupposto meno gravi, così come era prevista dal primo “testo Orlando” rilasciato la scorsa settimana.
Ma un ulteriore punto, più arduo, del confronto riguarda l’ampiezza della fattispecie.
La Giustizia vuole anche l’«impiego» tra i comportamenti che originano l’autoriciclaggio (oltre a «sostituzione» e «trasferimento»di «denaro, beni o altre utilità»), una formulazione già scartata nell’iter di formulazione parlamentare della proposta di legge, ma fortemente voluta dai promotori storici del reato di “autolavaggio”. Qui la mediazione tra la proposta Orlando e l’idea del Mef appare molto difficile, al punto che già si parla di un intervento diretto di Palazzo Chigi sul tema per chiudere la discussione. E impacchettarla probabilmente, con tutto il resto del rientro dei capitali, nella imminente legge di stabilità.

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