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Autoriciclaggio, primi indagati

A Milano arrivano le prime iscrizioni per il reato di autoriciclaggio, introdotto nell’ordinamento penale con la legge 186/2014 (legge sulla voluntary disclosure) e in vigore dal 1° gennaio 2015. Una qualche decina di nomi, in poco più di tre mesi, su cui la procura milanese e il team guidato da Francesco Greco ha riscontrato l’applicabilità della figura assente nel codice penale italiano. il dato è stato evidenziato da Nicola Mainieri, dirigente della Banca di Italia intervenuto al convegno del comune di Milano, «Antiriciclaggio nella pubblica amministrazione.

Il caso del comune di Milano», lo scorso 13 aprile (si veda ItaliaOggi del 14/4/2015). Prima dell’entrata in vigore del reato di autoriciclaggio, la giurisprudenza italiana con il reato di riciclaggio ha faticato non poco a contestare la fattispecie di reato del riciclaggio. Basti pensare che sempre la procura di Milano in cinque anni è riuscita a contestare qualche centinaia di riciclaggi, pochi dei quali andati a giudizio. Ora un cambio deciso di rotta con l’autoriciclaggio. Fa notare infatti Mainieri nel suo intervento che « non c’è dubbio che se il riciclaggio è un reato per pochi, l’autoriciclaggio prefigura una platea assai più ampia». Il nuovo reato, introdotto e innestato nella legge sulla collaborazione volontaria si ritiene sia «una norma senza dubbio importante, una norma che per le sue caratteristiche», ha spiegato Mainieri, «troverà applicazione assai più frequentemente della precedente sul riciclaggio, ma anche una norma che sin d’ora si presenta con dubbi applicativi e necessita di nuove interpretazioni giurisprudenziali». Anche se come specifica Fabio Vedana di Unionefiduciaria «la legge sulla collaborazione volontaria garantisce, per chi effettua il rimpatrio la non punibilità per questo reato». Uno dei problemi allo studio dei professionisti e degli operatori del diritto è il concreto rischio di ultraattività del reato e cioè la sua non prescrizione. I reati che discendono dall’articolo 648 del codice penale (ricettazione) sotto cui l’autoriciclaggio è iscritto, essendo rubricato come 648-ter, 1, hanno in sé l’indicazione che il reato presupposto si applica anche quando l’autore dello stesso o non è imputabile o non è punibile ovvero manchi una condizione di procedibilità. Ecco dunque che quel reato resta in vita. Di più. Per l’articolo 170 del codice penale quando un reato è il presupposto di un altro reato, la causa che lo estingue non si estende all’altro reato. E la Corte di cassazione con una sentenza del 2014 l’estinzione (per esempio, per prescrizione) del delitto non colposo presupposto del riciclaggio è priva di effetti sulla configurabilità del riciclaggio. E quindi a maggior ragione il principio potrebbe essere esteso all’autoriciclaggio con delle conseguenze dirompenti.

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