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Autoriciclaggio non punibile

Nella nostra legislazione penale continua a mancare il reato di autoriciclaggio. E allora l’autore del delitto presupposto non può essere condannato anche del riciclaggio per avere trasferito o sostituito il provento del reato presupposto. Indipendentemente dalle modalità con le quali l’autoriciclaggio è avvenuto: direttamente oppure utilizzando un intermediario. Lo sottolinea la Corte di cassazione che con la sentenza n. 9226 della Seconda sezione penale depositata ieri è intervenuta per respingere il ricorso presentato dalla pubblica accusa contro il proscioglimento di un imputato dal reato di riciclaggio.
L’uomo era nello stesso tempo accusato anche di bancarotta fraudolenta nell’ambito del crac di un gruppo societario. Il non luogo a procedere era stato fondato proprio sull’assenza nel nostro ordinamento di una norma specifica per sanzionare la condotta di chi ricicla il profitto di un altro reato da lui stesso commesso.
Il pubblico ministero aveva provato, nel caso in esame, ad aggirare la lacuna facendo leva sull’articolo 48 del Codice penale («Errore determinato dall’altrui inganno») perché l’imputato aveva ingannato una terza persona, inducendola a sottoscrivere una polizza grazie alla quale aveva ripulito il denaro proveniente dalla bancarotta. L’articolo attribuisce all’ingannatore la responsabilità del reato commesso dalla persona ingannata sul fatto che costituisce il reato.
Tuttavia la Cassazione non è stata di questo avviso e ha, invece, messo in luce come l’impugnazione dell’accusa fosse basata più su assiomi indimostrabili che su fondate ragioni giuridiche. In questo senso, a non convincere la Corte è la conclusione per cui «l’autore mediato ex articolo 48 del Codice penale nel sistema italiano risponde del fatto di reato commesso da soggetto indotto e non può invocare a esclusione della sua punibilità condizioni personali previste per condotte monosoggettive o dalle regole generali sul concorso di persone». In altre parole, per il Pm, la clausola di non punibilità introdotta dal legislatore per evitare la duplicazione di responsabilità per la condotta dell’imputato del reato presupposto, non può garantire l’impunità per le condotte successive che coinvolgono anche altri soggetti al di fuori delle ipotesi di concorso.
Per la sentenza però si tratta di argomenti «metagiuridici», tutti da dimostrare e che non portano a superare l’assenza dell’autoriciclaggio. Chi ha commesso il reato presupposto non può essere sanzionato per riciclaggio. E le modalità con le quali è stato commesso quest’ultimo illecito non hanno la minima rilevanza. Procedendo diversamente si viene, invece, a ledere il principio di legalità stabilito dall’articolo 1 del Codice penale.
Non si può cioè pensare di eludere la norma sull’esonero di responsabilità stabilita dall’articolo 648-bis del Codice che prevede la punibilità per riciclaggio di chi sostituisce o trasferisce denaro per ostacolarne l’identificazione della provenienza «fuori dai casi di concorso nel reato».

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