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Autoriciclaggio, allarme per la riforma Ipotesi di un nuovo testo Pd-Forza Italia

L’allarme scatta lungo l’asse Roma-Milano e parla di una manovra congiunta Partito democratico-Forza Italia per riscrivere la norma sull’autoriciclaggio preceduta da uno stop del relativo iter legislativo alla Camera. Una riscrittura che, si dice, ne snaturerebbe il senso attuale per farlo approdare più vicino alle posizioni del partito di Silvio Berlusconi. Nessuna conferma, solo smentite da parte degli esponenti dei due partiti, ma qualche segnale che della cosa si sta parlando emerge da alcune fonti che vogliono mantenere l’anonimato. 
L’esame della questione è ora in corso da parte della Commissione finanze della Camera dei deputati dove si sta discutendo di autoriciclaggio e «Voluntary disclosure». Il testo arriva da lontano. Parte da quello varato dalla commissione di studio incaricata dall’allora presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta e guidata dal procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, uno dei massimi esperti in Italia sulla materia. Ma quel testo è stato ampiamente rimaneggiato e modificato.
L’introduzione dell’autoriciclagio dovrà servire, se e quando sarà varato, a colpire coloro che reinvestono i soldi che hanno incassato commettendo un reato. Per esempio, l’imprenditore che accumula capitali in nero senza fare fatture e quindi senza dichiarare al fisco gli incassi, e poi investe il gruzzolo in un’altra attività, oltre che delle violazioni fiscali, potrà essere accusato anche di autoriciclaggio. Due reati, pena complessiva maggiore. Fino ad oggi questo non è possibile, non solo perché il reato di autoriciclaggio non esiste, ma perché la legge punisce solo il reato presupposto, mentre di riciclaggio può essere accusato solo chi, non partecipando al primo reato che è servito a costituire la somma illecita, fa da intermediario e si occupa di reinvestire i proventi gli vengono affidati.
I più tenaci oppositori di questa formulazione dell’autoriciclaggio sono proprio gli uomini di Forza Italia i quali sottolineano che, così come è stato concepito, il progetto che giace alla Camera rischia di colpire con straordinaria potenza e due volte lo stesso soggetto. I fautori, invece, ritengono che solo così sarà possibile, per esempio, far rientrare di corsa i capitali fatti fuggire illecitamente dall’Italia per essere investiti all’estero. Chi li ha esportati, temendo una sanzione pesantissima in patria, potrebbe ritenere più ragionevole farli tornare indietro pagando una sanzione attraverso, appunto, la «Voluntary disclosure», una sorta di autodenuncia che metterebbe al riparo da guai con la magistratura.
Con la crisi, ha detto di recente il ministro della giustizia Orlando, «aumenta l’infiltrazione dei capitali illeciti e l’utilizzazione opaca dei bilanci». Ed è questo il motivo per cui, l’autoriciclaggio è stato inserito anche in un disegno di legge ordinario che dovrebbe rinvigorire, dopo le modifiche volute durante i governi Berlusconi, il falso in bilancio prevedendo pene maggiori per le società quotate in Borsa e permettendo la possibilità di procedere con le intercettazioni, anche per quelle che non sono quotate. Dietro i fondi neri accumulati, spesso all’estero, grazie al falso in bilancio, si nascondono le tangenti che alimentano la corruzione, uno dei mali endemici dell’Italia. «È più importante per lo Stato italiano fare un decreto legge sull’ autoriciclaggio e sul falso in bilancio oppure ridurre le ferie dei magistrati?» aveva chiesto con sarcasmo l’aggiunto Francesco Greco parlando lunedì a Milano in un convegno su giustizia e lavoro organizzato dalla Fiom e che tra i relatori ha avuto proprio il ministro Orlando.
Le voci danno emissari di Pd e di Fi impegnati a trovare una quadratura per chiudere un accordo che snaturerebbe, si dice, la norma all’esame della Commissione finanze. C’è chi fa i nomi di un ministro, per il centrosinistra, e di un personaggio molto vicino a Silvio Berlusconi, per il centrodestra. Ma arrivano solo smentite.

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