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Autoriciclaggio ad alto rischio

L’autoriciclaggio rischia di essere un reato a consumazione prolungata, per la durata della prescrizione, e un reato con effetti potenzialmente pesantissimi per l’utilizzo del squestro per equivalente.
Il reato di autoriciclaggio scatta, infatti, nel momento in cui vengono reimpiegati (ma non per uso personale) o movimentati i proventi del reato “sottostante”, per esempio l’evasione fiscale. Quindi anche a distanza di anni da quella frode che ha consentito la formazione di una provvista illecita. Da quel momento (utilizzo o movimentazione) decorre il tempo della prescrizione (otto anni al massimo). Quindi può benissimo darsi, per esempio, l’eventualità di una frode fiscale commessa nel 2010, a seguito della quale vi è stata condanna penale, il cui autore nel 2020 movimenti (o utilizzi) quei proventi facendo, dal 2020, partire il calcolo della prescrizione e dando ai giudici otto anni per accertare (dunque fino al 2028) il reato di autoriciclaggio. Questo a condizione che: vi sia identità tra chi ha commesso la frode e chi autoricicla (quindi un erede che abbia la disponibilità di quei beni non può “autoriciclare” bensì “riciclare” in senso proprio); si tratti di acquisti di beni non suscettibili di impiego in impresa o, comunque, per produrre altri redditi.
Con la conseguenza che, l’autoriclaggio scatta se si usa il denaro “sporco” per acquistare un macchinario d’impresa e non scatta, invece, se con lo stesso denaro il frodatore del fisco compra uno yacht o spende per beni di consumo. «Tanto che – spiega Fabio Di Vizio, pubblico ministero presso la procura di Pistoia dopo anni spesi a investigare, tra l’altro, sulle frodi commesse tra Italia e San Marino – sarà da affrontare con ogni probabilità il problema di soggetti che investono in beni personali facilmente commerciabili, come ad esempio i diamanti e l’oro, e poi rivendono il bene acquistato “ripulendo” il denaro».
Peraltro, nonostante l’autoriciclaggio sia un reato a “consumazione prolungata” – lo scopo della norma è quello di rendere sempre più complessa la vita alla criminalità economica -, resta il fatto che il classico “spallone” che concorre con altri nella commissione del reato, finirà per rispondere del reato di riciclaggio (l’autoriciclaggio può essere imputato solo all’autore del reato fiscale) con un livello sanzionatorio inferiore a quello dell’autoriciclaggio.
Reato che crea non pochi problemi anche sotto il fronte del sequestro per equivalente che, secondo i magistrati, verrà ampiamente applicato, ferma restando una certa difficoltà sotto il piano probatorio. E proprio sotto il profilo probatorio, fa notare Alessandro Traversi, avvocato fiorentino e docente di diritto penale e processuale penale tributario presso la Scuola di polizia tributaria della Guardia di Finanza, a far scattare l’autoriciclaggio «basta anche la semplice movimentazione di denaro in maniera tale da ostacolare l’identificazione del titolare delle somme in questione, cosa piuttosto semplice dal punto di vista documentale». Piuttosto, secondo Traversi, la norma presenta non poche problematiche applicative per i reati commessi negli anni scorsi ma, soprattutto, rischia di perdere per strada tutti quei reati che consentono proventi non tangibili. «Prendiamo – spiega Traversi – un tipo molto diffuso di frode quali sono quelle “carosello”. In questi casi non vi sono proventi tangibili ma risparmi d’imposta. Come si fa a dimostrare che quel determinato investimento è stato effettuato con denari sottratti all’erario?».
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