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Autonomi e professionisti, sconto sui contributi del 2021

Due miliardi e mezzo di euro a carico dello Stato con cui ridurre i contributi previdenziali che lavoratori autonomi e professionisti devono versare quest’anno. L’articolo 3 del decreto Sostegni ha incrementato di 1,5 miliardi la dotazione per questa agevolazione introdotta dalla legge di Bilancio 2021 ma non ancora operativa.

La relazione tecnica al decreto legge fissa a 3muila euro l’importo massimo erogabile individualmente e in 820mila persone la platea dei beneficiari. Si tratta dei lavoratori autonomi iscritti alle relative gestioni Inps (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) e dei professionisti iscritti alla gestione separata Inps o alle Casse di previdenza private e che soddisfano i due requisiti previsti: reddito complessivo del 2019 non superiore a 50mila euro; calo del fatturato o dei corrispettivi del 2020 non inferiore al 33% rispetto all’anno precedente.

Criteri e modalità per ottenere questo contributo sono da definire tramite uno o più decreti del ministero del Lavoro, che avrebbero dovuto essere emanati entro lo scorso 2 marzo, secondo la legge di Bilancio. Le Casse di previdenza, come già accaduto per il reddito di ultima istanza erogato nel 2020 (gli ultimi 10 milioni di euro di rimborsi alle Casse sono arrivati proprio con il decreto Sostegni), potrebbero essere chiamate ad avere una parte attiva sul riconoscimento e l’erogazione di questo aiuto.

I contributi previdenziali che si versano alle Casse sono quello soggettivo e quello integrativo, fa eccezione l’Enpam, l’ente di previdenza dei medici che non ha l’integrativo. Il soggettivo va a formare il capitale pensionistico del lavoratore mentre il contributo integrativo – che il professionista addebita in fattura al cliente – serve a sostenere le spese per la gestione dell’ente di previdenza e in alcuni casi va in parte ad accrescere il montante individuale. C’è poi il contributo per maternità, che però ha natura assistenziale e non previdenziale. Le aliquote variano da un ente previdenziale all’altro.

I 2,5 miliardi di euro dovranno servire anche per l’esonero dei contributi previdenziali di medici, infermieri e altri professionisti e operatori sanitari già in pensione e riassunti per fronteggiare l’epidemia.

Aliquote e regole contributive di autonomi e professionisti delle gestioni Inps a loro volta sono differenti. Artigiani e commercianti sono tenuti a versare tenendo conto del minimale di reddito, che quest’anno è di 15.953 euro. Ciò significa che, applicando le varie aliquote in vigore per le diverse categorie, si è chiamati a pagare almeno una cifra oscillante tra 3.500 e 3.850 euro. Se l’esonero massimo è di 3mila euro, questi lavoratori in ogni caso avranno un’esenzione parziale. Lo sgravio potrebbe invece essere totale ad esempio per un libero professionista della gestione separata, non tenuto al minimale, con reddito non superiore a 12mila euro e aliquota Ivs del 25 per cento.

La legge di Bilancio parla di esonero parziale e quindi occorrerà attendere i decreti ministeriali per capire come l’aiuto verrà declinato in favore delle diverse platee. Così come non è chiaro se riguarderà anche i pensionati che lavorano, dato che il comma 20 della legge 178/2020 cita espressamente solo quelli del comparto sanitario ritornati operativi per l’emergenza. Altro aspetto in attesa di istruzioni è il calcolo della riduzione del 33%, che potrebbe avvenire con modalità analoghe a quelle del contributo a fondo perduto dell’articolo 1 del decreto Sostegni, ma le norme non indicano nulla al riguardo, così come non precisano se tra i beneficiari rientra chi ha avviato l’attività dal 2019.

Infine, il decreto Sostegni ha introdotto il comma 22-bis nella legge di Bilancio, precisando che l’esonero contributivo parziale è soggetto all’autorizzazione della Commissione europea in quanto rientra nel quadro temporaneo degli aiuti di Stato per l’emergenza Covid-19.

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