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Automotive, tech, servizi finanziari: le nuove regole affossano i big cinesi

Per le azioni cinesi, centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione sono evaporati come neve al sole dall’inizio dell’anno. In seguito alla stretta regolatoria delle autorità di Pechino. Una mannaia che ha colpito vari settori: hi-tech, automotive, formazione, immobiliare.

La goccia scava la pietra, dice un antico proverbio cinese. Lo stillicidio continua ininterrotto da mesi: a ogni nuova notizia di regole corrisponde un calo nelle quotazioni azionarie di qualche società e uno scossone sui mercati finanziari.

Alibaba, il colosso dell’e-commerce fondato da Jack Ma, è nell’occhio del ciclone da mesi. Il governo, nel tentativo di raffreddare la crescita tumultuosa dei suoi servizi finanziari, chiede ora che Alypay, la app di money transfer e pagamenti con oltre 1 miliardo di utenti, venga smembrata nella più importante ristrutturazione in corso di Ant Group, la ”formica” fintech di Alibaba, diventata un gigante del credito su cui transitano qualcosa come 2.400 miliardi di dollari di pagamenti ogni trimestre.

Dopo le indiscrezioni sulle nuove strette in arrivo a Hong Kong le azioni Alibaba hanno ceduto oltre il 4%. Ma da inizio anno il titolo ha perso il 27,9% del valore.

I guai per il gigante dell’e-commerce cinese sono cominciati alla fine del 2020 quando Pechino ha sospeso la quotazione record da 37 miliardi di dollari di Ant Group. E in seguito ha deciso una multa di 2,75 miliardi di dollari ad Alibaba per abuso di posizione dominante. Da allora le azioni del gruppo di Jack Ma hanno perso oltre 400 miliardi $ di market cap.

Alibaba è in buona compagnia. Tencent, il più popolare social media e portale di giochi cinese, dai massimi di febbraio ha perso oltre 347 miliardi $ di capitalizzazione: la società è stata multata per non aver comunicato all’Antitrust il piano di fusione da 5,3 miliardi tra i due principali siti cinesi di videogiochi in streaming.

Stesso destino ieri per i titoli delle società cinesi di automotive quotate, come Byd e Xpeng, che hanno registrato pesanti perdite dopo le indiscrezioni su un prossimo riordino in arrivo impostato per legge del settore dell’auto elettrica: ci sono 300 produttori di auto elettrica in Cina, primo mercato per vendite e produzione, spuntati come funghi negli ultimi anni. Il ministro dell’Industria sostiene che «sono troppi» e che il settore necessita di un consolidamento.

Le perdite azionarie maggiori in termini percentuali sono state registrate dal titolo di New Oriental Education, il più grande provider cinese privato di servizi scolastici e formativi, quotato a Wall Street, che ha visto crollare il suo valore dell’88,7% dopo le nuove regole decise da Pechino che escludono le società di formazione private a fini di lucro dai curriculum scolastici.

Nell’effervescente economia cinese si diventa ricchi in fretta ma il rischio bolla è sempre dietro l’angolo. Il governo cerca di correre ai ripari con nuove regole e paletti per evitare che la bolla scoppi. Nel settore del credito, secondo gli ultimi dati della China Banking and Regulatory Commission, le sofferenze bancarie (Npl) sono salite a 3.500 miliardi di yuan (540,79 miliardi $) a giugno, con un incremento di 108,3 miliardi di yuan da inizio anno. Nonostante gli sforzi che da anni le autorità cercano di portare avanti per ripulire i bilanci delle imprese e limitare i debiti cattivi. Una sfida cruciale per lo sviluppo economico a lungo termine del Paese.

Pechino insiste sulle regole di mercato e su un processo trasparente per consentire alle imprese in difficoltà di andare in default senza far saltare in aria il sistema finanziario. Ma data la mano pesante del governo e delle varie autorità regolamentari e soprattutto data la loro imprevedibilità, aumentano i timori tra gli investitori globali esposti sulle azioni e obbligazioni cinesi ad elevatissima volatilità. Per capire il perché basta ricordare un dato: gli investimenti diretti stranieri in Cina sono saliti dal 587 miliardi di dollari del 2010 ai 1.900 miliardi di dollari del 2020. Crescita quadruplicata, nonostante la guerra dei dazi di Trump e la pandemia del Covid.

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