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Automobilisti nel labirinto delle multe

Milano capitale delle multe, e anche unico caso, fra le grandi città, in cui non si avverte la moria delle riscossioni che nei primi mesi del 2014 è stata registrata in quasi tutta Italia, complice lo stop quasi semestrale alla riscossione (terminato il 16 giugno) imposto dalla sanatoria delle vecchie cartelle. Firenze, che un tempo svettava nelle graduatorie sugli incassi prodotti dalla strada, oggi è solo seconda, seguita da Bologna e Parma dove invece il business della Polizia locale è in crescita: Roma e Napoli arrivano dietro, e a chiudere la classifica degli incassi ci sono un gruppo di città medio-piccole, soprattutto del Centro-Sud, dove evidentemente le multe non sono un problema per gli automobilisti. Chiude la graduatoria Caserta, dove qualche inciampo nella contabilizzazione può aiutare a spiegare i soli 60 centesimi a patentato.
La geografia dei verbali
Che nel capoluogo lombardo la vita dell’automobilista non sia semplice è cosa nota a tutti i suoi frequentatori, tra divieti di sosta a strascico, zone a traffico limitato e i nuovi autovelox sulle principali strade d’ingresso alla città. Il tabelloone qui a fianco traduce questa sensazione in numeri, e mostra che negli incassi in rapporto ai patentati Palazzo Marino non teme confronti. Certo, il conto cresce anche per i tanti pendolari che ogni giorno entrano in città, e che portano Milano fra i primatisti continentali nel rapporto fra automobili e superficie. Lo stesso fenomeno dei city users spinge in alto anche Firenze e Bologna, mentre tra le città più “tranquille” spiccano i dati di Treviso e Rovigo. Insieme a Venezia, che arriva poco sotto nella graduatoria grazie ovviamente alla parte di Mestre, fanno del Veneto uno dei territori più multati d’Italia. Assai più serena l’esistenza sulle strade dei vicini friulani, che annoverano Trieste al 68° posto e le altre città ancora più in basso, con i goriziani (98esimi) fra gli italiani meno multati d’Italia. Anche questo, forse, è uno dei benefici dello Statuto di autonomia, che rende più leggero il patto di stabilità e più facile la vita alla finanza locale, e quindi spinge meno a cercare risorse fra auto in divieto di sosta e automobilisti troppo dinamici.
La tendenza
Va detto, però, che gli anni d’oro delle multe sembrano finiti, e dopo il periodo buono che fra 2008 e 2011 ha fatto crescere gli incassi del 15% portandoli a sfiorare gli 1,5 miliardi di euro, nel 2013 i verbali hanno portato ai Comuni poco meno di 1,4 miliardi. Ad azzoppare gli incassi c’è stata naturalmente la crisi, che con il crollo di occupazione e consumi ha anche fermato gli spostamenti degli italiani, ma ora qualcosa sta cambiando: lo segnala l’ultimo rapporto Isfort-Hermes presentato qualche settimana fa dall’Asstra, l’associazione che raccoglie le imprese del trasporto pubblico locale, in cui si legge che nel 2013 le auto private si sono mosse il 4,1% in più rispetto all’anno prima. Se si fa il confronto con il 2008, quando la crisi finanziaria non si era ancora estesa all’economia reale, le strade restano assai più sgombre (-16,1%), ma la tendenza si è invertita e potrebbe presto riflettersi sugli incassi da multe.
Riscossione incagliata
Per vedere questi effetti, però, andrebbe superato il caos perenne che ormai domina la riscossione locale, e che continua a essere alimentato anche da regole nate per il Fisco erariale ma ricche di effetti collaterali per le entrate dei Comuni. L’ultima in ordine di tempo è la «rottamazione delle cartelle» scritta nella legge di stabilità e più volte prorogata nella prima parte dell’anno: i meccanismi con cui è stata costruita l’hanno resa conveniente per i debiti erariali consistenti (ha fruttato 600 milioni, secondo l’agenzia delle Entrate), ma lo stop alla riscossione che l’ha accompagnata ha praticamente bloccato i pagamenti delle multe, a parte quelli spontanei facilitati dallo sconto del 30% per chi salda entro cinque giorni. Nella seconda metà del 2013, quando lo sconto era già in vigore, gli incassi (730 milioni) sono stati in linea con quelli dello stesso periodo del 2012, mentre nei primi sei mesi di quest’anno, con il blocco della riscossione coattiva, gli incassi sono crollati: Palermo ha raccolto l’84% in meno rispetto alla prima metà del 2013, a Bari la flessione è stata del 53,5%, a Roma del 43% e a Napoli del 38 per cento. Unica eccezione, ancora una volta, Milano, dove sette autovelox entrati in funzione il 10 marzo scorso su strade di grande scorrimento (spesso a più corsie) hanno imbottito di verbali le cassette postali degli automobilisti (64mila multe solo nella prima settimana effettiva) e hanno tamponato le casse. Anche a Milano, comunque, la riscossione rimane un problema, al punto che il Comune ha deciso (si veda «Il Sole 24 Ore» del 1° maggio) una sanatoria per le multe scritte prima del 2004 ma mai pagate, e conta di raccogliere fino a 20 milioni da queste sanzioni archeologiche.
Vecchie entrate perdute?
Il problema, però, è generale, e per capirlo basta un dato: secondo la Corte dei conti, nei bilanci degli enti locali sono ancora iscritti 8 miliardi di euro di vecchie entrate extratributarie non riscosse, e in questo mare l’onda di piena è data dalle multe. Proprio le entrate non riscosse rischiano di far inciampare sul nascere la riforma della contabilità, che è stata approvata nel 2011 e dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio prossimo per rendere più trasparenti e reali i bilanci pubblici. Proprio per questa ragione, la riforma chiede di cancellare le entrate che non si riescono a incassare, e rischia di aprire buchi in grado di far saltare i conti di molte città.

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