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Autocertificazioni con la bugia

Nessun obbligo di verità nel modulo di autocertificazione Covid. Con questa motivazione il giudice per l’udienza preliminare (gup) di Milano ha assolto un ragazzo finito a processo con l’accusa di falso per aver mentito, in un controllo a marzo 2020, durante il primo lockdown. Aveva dichiarato di recarsi al lavoro, circostanza rivelatasi poi non vera. «È evidente», ha scritto il gup nella sentenza di assoluzione, perché il fatto non sussiste, «come non sussista alcun obbligo giuridico, per il privato che si trovi sottoposto a controllo nelle circostanze indicate, di dire la verità sui fatti oggetto dell’autodichiarazione sottoscritta, proprio perché non è rinvenibile nel sistema una norma giuridica» specifica sul punto.

Il giovane era stato fermato per un controllo a Milano, presso la stazione di Cadorna, il 14 marzo 2020, e aveva dichiarato di lavorare in un negozio e che in quel momento stava rientrando a casa. Dopo dieci giorni, un agente, per verificare l’attendibilità della dichiarazione aveva inviato una e-mail al titolare del negozio, che sebbene avesse confermato la circostanza che il ragazzo era dipendente presso il negozio, aveva anche smentito la dichiarazione del giovane, affermando che quel giorno non era di turno.

Il giudice chiamato a pronunciarsi sulla vicenda in un processo con rito abbreviato ha considerato che non solo manca una norma specifica sull’obbligo di verità nelle autocertificazioni da emergenza Covid, ma anche una disposizione di legge che preveda l’obbligo di fare autocertificazione in questi casi. Nella sua valutazione, poi, il giudice si è spinto fino a considerare incostituzionale sanzionare penalmente «le false dichiarazioni» di chi ha scelto «legittimamente di mentire per non incorrere in sanzioni penali o amministrative».

La sentenza è la seconda su questa linea e arriva dopo la pronuncia di Reggio Emilia dello scorso 11 marzo 2021. In quel caso il giudice della città emiliana ha negato il decreto penale di condanna per due persone che avevano detto di trovarsi fuori, durante il lockdown dello scorso anno, per una visita medica mentendo però in merito all’autocertificazione. In quel caso il giudice aveva disapplicato la norma in quanto conteneva una restrizione della libertà personale in un atto amministrativo (i decreti della presidenza del consiglio, dpcm) violando in tal modo l’articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale.

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