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Auto, vendite crollate del 98% Il governo pensa agli incentivi

Il crollo è tanto previsto quanto epocale. In aprile il mercato italiano dell’auto è caduto del 98 per cento (97,55 per la precisione) rispetto allo stesso mese del 2019. Sono state infatti immatricolate (non si sa come) 4.279 vetture contro le 174.924 dello scorso anno. In sostanza si è perso un mese di vendite. Inevitabile, con i concessionari chiusi, gli uffici della motorizzazione sbarrati e la produzione ferma. Curiosamente la classifica tra i costruttori rispecchia quella dei mesi normali, naturalmente con numeri bassissimi. Questa specie di mercato-bonsai italiano è guidato da Fca, seguita da Psa e Volkswagen. Altro dato interessante è quello delle auto a propulsione totalmente elettrica: se ne sono vendute 500, l’11 per cento del totale.
Non è certo su queste cifre che si possono fare previsioni per il futuro. Ci prova, con il gusto del paradosso, il Centro studi Promotor di Bologna: «Se venisse mantenuto il ritmo di vendite di aprile, nel 2020 il mercato italiano si chiuderebbe a 48.883, i livelli del 1949». Un disastro non solo per i 160.000 addetti diretti dell’automotive italiano, ma anche per le decine di miliardi di euro di tasse che l’auto determina nella Penisola. La “terapia d’urto” che propone il direttore Gian Primo Quagliano è quella di «una campagna di incentivi sul modello di quella del 1997: lo stato mette una quota che il costruttore raddoppia per sostituire un’auto vecchia di più di dieci anni con una nuova, ad alimentazione elettrica ma anche tradizionale purché euro 6». L’apertura agli incentivi anche per le auto a benzina e diesel, purché di ultima generazione, sembra essere anche dello stesso commissario europeo ai Trasporti, Frans Timmermans. Timmermans ne ha parlato il 22 aprile scorso in una conferenza con i legislatori europei. Rispondendo a una richiesta dell’Acea, l’associazione dei costruttori del Vecchio continente, il commissario dichiarato: «L’industria automobilistica ci chiede un aiuto per aiutare le famiglie ad acquistare una nuova auto. Perché non farlo con sistemi di incentivi ecologici alla rottamazione che permettano di sostituire una macchina vecchia ed inquinante con una più pulita anche ad emissioni zero?». La chiave di tutto sta in quell’«anche». L’avverbio apre la strada alla possibilità di incentivare, anche a livello europeo, l’acquisto di auto diesel o benzina di ultima generazione, le “euro 6 d”. Ipotesi che, nel governo italiano, incontrerebbe l’opposizione dei 5 Stelle. Il partito di Conte vuole, al contrario, ridurre progressivamente gli incentivi alle ibride fino a destinarli solo alle auto totalmente elettriche. È questo il senso di un emendamento al Milleproroghe presentato a metà febbraio, prima della pandemia, dal deputato Giuseppe Chiazzese. La contrapposizione tra chi vuole incentivare solo le auto a propulsione alternativa e chi vorrebbe invece includere anche quelle a propulsione tradizionale, è destinata a far discutere nelle prossime settimane. Pur senza schierarsi tra i due gruppi, chiede incentivi anche l’associazione dei costruttori esteri in Italia, l’Unrae. Il presidente, Michele Crisci, propone «un piano strutturale che favorisca il ricambio del nostro vetusto parco circolante, pericoloso sia per l’ambiente sia per la sicurezza dei cittadini. In questo momento la velocità è tutto: un mercato che versa in queste condizioni non può affrontare anche il rischio di una ulteriore paralisi, dovuta magari a indiscrezioni o dibattiti su tempi e modi delle eventuali misure ». La discussione sugli incentivi è partita .
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