Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Auto, si vende solo l’usato Fiat «bilancia» con gli Usa

Calo a due cifre. Come da routine. Il mercato italiano dell’auto ha già archiviato la parentesi aperta il mese scorso. Senza più l’effetto ottico provocato dallo sciopero delle bisarche, che aveva paralizzato le consegne di marzo 2012 e di conseguenza sgonfiato artificialmente il confronto con marzo 2013 («rosso» contenuto al 4,9%), il settore torna a mostrare tutta la drammaticità della sua lunghissima crisi. Immatricolazioni giù del 10,83% ad aprile e del 12,34% da inizio anno, dicono i dati diffusi ieri dal ministero delle Infrastrutture. Dati che, tradotti dalle percentuali ai numeri assoluti, sono ancora più crudi.
Siamo ormai — lo sottolinea il Centro Studi Promotor — al trentasettesimo ribasso mensile dalla fine degli ultimi incentivi, nell’aprile 2010. Messi in fila uno dopo l’altro, i crolli hanno ridotto il settore così: solo 116 mila vetture vendute ad aprile, appena 471 mila il totale accumulato da inizio anno. Per dare un’altra cifra che può servire a fotografare le cause della crisi, vale a dire la pesante situazione economica delle famiglie, è sufficiente verificare i volumi registrati invece dall’«usato». Nell’ultimo mese i trasferimenti di proprietà tra privati sono stati 340.515. Quasi esattamente il triplo delle auto acquistate nuove dai concessionari. Concessionari che, non a caso, alzano sempre più i toni dell’allarme. Chiudono a decine. E attraverso la loro associazione, Federauto, chiedono al nuovo governo un tavolo urgente e denunciano una volta di più: «Il settore è un malato grave curato con il veleno».
I costruttori forse non userebbero le stesse parole, ma il concetto è lo stesso. Soffrono tutti e soffrono, in particolare, i «generalisti». Fiat-Chrysler, in aprile, più di altri.
Il Lingotto, che in Italia ha il suo principale mercato europeo, riesce sempre a piazzare Panda, Punto, Ypsilon e 500 ai primi quattro posti delle auto più vendute (e, grazie all’ininterrotto boom dell’intera «famiglia» 500, va per esempio controtendenza in Francia: +4,6% in un mercato giù del 5,2%). Torino perde tuttavia più della media e, con un calo del 14,4%, vede scendere la propria quota al 30,2% dal 31,36% di un anno fa.
Il gruppo continua a bilanciare ampiamente con gli Usa: +11% anche il mese scorso. In Italia e in Europa, però, oltre alle difficoltà del mercato potrebbe dover scontare blocchi della produzione pur dove la domanda non lo giustificherebbe. Anzi. Succede che il Lingotto si scontri con la cassa integrazione di un proprio fornitore storico, la torinese Selmat, ferma nonostante gli ordini di Fiat, Iveco, Cnh. Le componenti in plastica per interni non arrivano e il risultato è che, se a inizio settimana si era già bloccata la polacca Tychy, ora tocca agli impianti serbi, ad alcune fabbriche italiane e spagnole di Iveco e Cnh, e persino a Grugliasco. Riaperta da pochi mesi dopo sette anni di chiusura, girava sul doppio turno. Ieri e oggi (per ora) torna a spegnere le linee. Plastica, gli interni delle Maserati ne hanno ben poca. Ma se quella poca non arriva anche la supercar di ferma.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa