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«Auto, l’Italia è pronta a ripartire Dobbiamo riaccendere la fiducia»

«Il mercato italiano ha toccato il fondo, come quello europeo che noi ormai giudichiamo stabile, pur nella sua complessità». Luca de Meo, già capo del marketing di Volkswagen, oggi nel board of management di Audi guarda da una finestra privilegiata il nostro Paese: «All’Italia teniamo e molto. La passione degli italiani per l’automobile è intatta, anche nei giovani. Dobbiamo riaccendere la fiducia».
Il vostro gruppo opera direttamente in Italia attraverso marchi nazionali (Ducati,Lamborghini, ItalDesign Giugiaro, Volkswagen), come pensate di contribuire alla ripresa del mercato?
«Ero a Bologna lo scorso weekend, alla Ducati (de Meo è anche nel board della Ducati e di Volkswagen Group Italia). Il management è rimasto totalmente italiano, nel rispetto di quella cultura, tipica del nostro gruppo, che rileva società senza alterare gli equilibri esistenti. Cerchiamo di aprire nuovi mercati, di sviluppare rapporti commerciali, facciamo squadra, ognuno di noi contribuisce con la sua specializzazione a valorizzare, al massimo, la potenzialità di ogni marchio, proteggendo i posti di lavoro, anzi incrementandoli».
In una visione globale, quali sono le prospettive di espansione per Audi?
«Siamo il primo brand Premium in Europa ed in Cina. Gli Stati Uniti sono ora il nostro obbiettivo di conquista. È in atto un combattimento a tre: Bmw è leader mondiale, stiamo assistendo ad un ritorno alla grande di Mercedes, Audi controlla una base molto solida. I risultati dipendono dalla consistenza della rete di distribuzione, questa sarà la differenza. Abbiamo investito un miliardo di dollari per la ristrutturazione dei nostri concessionari americani, per dare maggiore visibilità al marchio. Per noi gli Usa sono un’area strategica: pensiamo di arrivare a 200mila vendite all’anno dopo la decisione di costruire una fabbrica in Messico (a Sao Josè dos Pinhais) ed è stato deliberato anche un altro impianto produttivo in Brasile, operativo dal 2016, per coprire dal Nord al Sud tutto il continente americano. Insomma stiamo alzando la temperatura al punto giusto».
Esiste un modello clou in questo piano?
«Al salone di Los Angeles emergeva la A3, un prodotto che rappresenta il segmento medio, quello che darà la spinta all’alto di gamma. Questo modello, anche nella versione sedan, ossia berlina, a livello mondiale ancora molto apprezzata, contribuirà ad alzare la domanda, ormai la vettura compatta è parte del panorama delle grandi città, anche se gli americani non rinunceranno mai ai pickup, ai grandi suv. Non appena il prezzo della benzina diminuisce, si registra una crescita di questa tipologia di vetture. Con la A1, che è un successo visto che dal lancio nel 2010 sono state immatricolati oltre 400mila pezzi, pensiamo di conquistare il Giappone, la Corea, i Paesi del Golfo e la Russia, fondamentale per il costante sviluppo in Europa».
Come vi confrontate con i problemi legati all’inquinamento atmosferico?
«Oggi vendiamo la A3 e il Q7, il grande suv, per il 50% con motori diesel che consumano ed inquinano meno della benzina, abbiamo introdotto una tecnologia, sempre Premium, a metano e constatiamo per la A3 un aumento delle versioni ibride plug-in, questo è il nostro primo passo per arrivare nel medio periodo ad un modello elettrico. Le piattaforme impiegate attualmente prevedono già l’applicazione della tecnologia ibrida che consente di non dipendere dalle infrastrutture di ricarica, siamo autosufficienti in modalità elettrica per 50 km, in modo da garantire l’uso cittadino, senza i problemi di esaurimento delle batterie, fuori la vettura circola con motore termico, in assoluta autonomia. Questo rientra nella nostra visione di concetto Premium, aumenta la mobilità, non la limita».
Vi state posizionando sempre più nelle fasce basse del mercato?
«No assolutamente, stiamo lavorando per le nuove generazioni di Q5 e Q7, modelli che tuttora hanno, in alcune varianti, un’attesa di circa un anno, segno della continua richiesta. Abbiamo programmato la futura A6 e la A8, ma è stata decisa, proprio ieri, la produzione di un altro piccolo suv, il Q1, posizionato sotto il Q3, ma al di sopra della A1, una pianificazione che completa la nostra gamma di veicoli a trazione integrale, la storia di successo dei modelli ”Q”».
Il rilancio di Maserati non vi preoccupa?
«Sono felicissimo di constatare il successo che stanno ottenendo i modelli di questo storico brand, ma per ora si rivolgono a una nicchia, specifica delle vetture di lusso, che non interferisce nell’ampliamento del nostro prodotto».
Come ha interpretato la notizia sulla nascita dell’ Auto Show a Milano?
«Uno scatto di orgoglio nazionale. Del resto spuntano saloni in tutto il mondo come forma ancora valida di comunicazione. Dovranno proporre nuove idee che coinvolgano la stampa internazionale, che portino visitatori da tutto il mondo e Milano può essere una sede ideale».

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