Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Auto inglesi vittime della Brexit

L’automobile britannica è la grande perdente della Brexit. Dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, nel marzo 2019, le nuove frontiere che verranno installate fra l’Uk e la Ue metteranno a rischio l’industria automobilistica di Sua Maestà che è troppo dipendente dal mercato unico comunitario.

Lo stesso che ha fatto conoscere alle case automobilistiche del regno una vera e propria rinascita da vent’anni a questa parte. I settori dell’industria automobilistica britannica ed europea sono profondamente interdipendenti: più della metà delle auto Honda fabbricate nel Regno Unito, ad esempio, viene venduta nell’Unione europea. Anche la maggioranza dei rapporti di filiera sono con i 27 paesi.

Tutti i giorni, 350 camion raggiungono la fabbrica Honda di Swindon, passando nel tunnel sotto La Manica e arrivano al porto di Dover. In pratica, un tir ogni tre minuti, contando anche le uscite notturne. Complessivamente trasportano due milioni di componenti d’auto che vengono dall’Europa e che sono destinati alla costruzione dell’Honda Civic, di CR-V, oltre a motori che vengono assemblati sul posto. Alcuni pezzi vengono stoccati nei magazzini delle case automobilistiche anglosassoni per non più di un’ora. E il minimo granello di sabbia nell’ingranaggio può mettere a rischio questo prodigio di logistica in tempo reale.

In questa situazione, dunque, non c’è da sorprendersi se l’industria del settore è di umore nero dopo il voto a favore della Brexit Il presidente Tony Walkers ha dichiarato che una Brexit dura rovinerebbe «tutto quello che noi abbiamo costruito . È una vera minaccia. Abbiamo abbattuto tante frontiere e non lasceremo che se ne erigano di nuove» ha dichiarato a Le Monde.

Da quando le Austin e le altre Morris, auto britanniche storiche, sono sparite dalla circolazione da molto tempo, grandi costruttori automobilistici stranieri, in particolare giapponesi, hanno utilizzato l’assenza di frontiere e la regolamentazione unica per fare del Regno Unito la propria base più lontana, europea, a partire dagli anni ’80. Honda, Toyota, Nissan e altri hanno importanti fabbriche Oltremanica. Nel 2016 la produzione ha raggiunto la cifra di 1,7 milioni di veicoli avvicinandosi ai massimi degli anni 1970. Questa rinascita è fondata sull’interdipendenza con il mercato europeo. Il 79% delle vetture fabbricate nel Regno Unito viene esportato. Ma a ben guardare il 56% dei componenti arriva in Gran Bretagna dall’estero, dall’Europa in particolare. La produzione di componenti made in Uk è solo del 25% circa. Inoltre, la stragrande maggioranza, l’86% delle auto vendute Oltremanica è importata.

Da questo punto di vista la costruzione dell’Honda Civic è emblematica: gli airbag vengono dalla Germania, il sistema dei freni da Francia, Polonia e Regno Unito e Usa, i comandi elettronici dalla Romania. Le sospensioni sono in parte tedesche come una parte degli iniettori di benzina e la chiusura automatica delle porte.

I costruttori sono preoccupati. Le tariffe doganali sui veicoli sono del 10% e sui componenti del 4,5%. In un’industria dove i margini di profitto, a livello di catena di fabbricazione, sono spesso del 3-4% questo cambia tutto. Le future frontiere sono una minaccia al modello dell’industria britannica dell’auto: un albero motore importato nel regno Unito per un primo trattamento chimico viene rinviato nella Ue per essere modellato e poi ritorna nelle fabbriche britanniche che l’assemblano sulle auto che vengono poi esportate. Se su ogni passaggio di frontiera si dovrà pagare un dazio del 4,5% si capisce che la competitività del modello britannico andrà a farsi benedire molto presto, secondo quanto ha riportato Le Monde con la conseguenza che i prezzi di fabbricazione di una Nissan, ad esempio, aumenterebbero di 600 sterline (680 euro) e il prezzo medio di vendita di un veicolo nel Regno Unito salirebbe di 1.500 sterline (1.700 euro). E a pagare sarebbero i consumatori. Intanto, gli investimenti nel settore si sono ridotti da 2,5 miliardi di sterline a 1,6 miliardi tra il 2015 e il 2017. E non basta, ci sarà da risolvere anche il problema delle norme per l’omologazione che dovrà essere regolamentata in Uk e le sue norme dovranno essere riconosciute dalla Ue, e reciprocamente.

Simonetta Scarane

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Come prevedevano alcuni un mese fa, allo spuntare della lista di Bluebell per il cda di Mediobanca, ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Google entra nel mirino dell’Autorità antitrust italiana che, prima in Europa, ieri ha aperto un ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le imprese e i committenti non saranno lasciati soli. Anche a chiarire la posizione di alcuni player...

Oggi sulla stampa