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Auto, freno alla detrazione Iva

Niente detrazione totale per l’Iva dell’auto concessa in godimento all’amministratore con il sistema dell’addebito del corrispettivo specifico.

Queste le rigide conclusioni contenute nella risposta della Dre della Lombardia a un recente interpello (n. 904-472/2014) che affronta un caso di diffuso interesse sul quale l’amministrazione finanziaria non si era ancora «sbilanciata», se non con riguardo al caso simile dell’auto concessa al dipendente.

Il caso.

L’interpellante intendeva acquistare un autoveicolo da concedere in uso promiscuo al socio amministratore con addebito di un corrispettivo (più Iva), quantificato assumendo il valore convenzionale del 30% della tariffa Aci di 15 mila km. Il quesito, nella sostanza, puntava a ottenere conferme circa la praticabilità della detrazione integrale dell’Iva relativa all’acquisto, acquisizione e impiego, sulla scia dei chiarimenti già positivamente forniti dal ministero dell’economia – Dpf – con la risoluzione 20/02/2008 n. 6, per l’analogo caso riferito all’auto concessa al dipendente.

La risposta della Dre. La direzione interpellata (interpello 904-472/2014) nega la possibilità di applicare la detrazione integrale «invocando» l’applicazione della misura limitata del 40%, prevista dall’art. 19-bis1, comma 1, lett. c) e d), del dpr 633/72. Più nel dettaglio, pur ricordando che il regime di detrazione limitata non opera per i veicoli stradali acquisti dal datore di lavoro messi a disposizione del personale dipendente a fronte di uno specifico corrispettivo, nella risposta la direzione precisa che «le disposizioni, previste specificamente per i veicoli dati in uso ai dipendenti, non possono essere applicate anche per i veicoli concessi in suo agli amministratori» e «ciò a motivo della natura eccezionale di tali disposizioni». A sostegno della conclusione l’Agenzia delle entrate richiama, altresì una serie di precedenti posizioni (circ. 1/E/2007 e 5/E/2001) dove è stata negata l’assimilazione «tout court» fra ufficio di amministratore e lavoro dipendente.

Osservazioni. Le conclusioni delle Entrate suscitano alcune perplessità. Innanzitutto, quelle che sono richiamate come «disposizioni» (per i soli dipendenti) non sono norme ma interpretazioni fornite dal ministero dell’economia – dipartimento delle politiche fiscali – proprio a commento del vigente art.19, bis-1. Normativa che, ricordiamo, è stata riscritta (Finanziaria 2008) a seguito delle note vicende della sentenza 14/9/2006 della Corte di giustizia (causa C-228/05, Stradasfalti) che aveva buttato all’aria il precedente regime di detraibilità (troppo) parziale. Riscrittura che fa altresì seguito all’autorizzazione Ue (prorogata fino al 31/12/2016) che consente all’Italia di applicare la forfetizzazione del 40% in deroga al principio generale (art. 168 della Direttiva) sulla puntuale detrazione dell’imposta «nella misura in cui i beni e i servizi sono impiegati ai fini di… operazioni soggette all’imposta».

La «natura eccezionale» della norma, quindi, non pare riferibile al caso del veicolo concesso in uso ai dipendenti (di cui la norma letteralmente non si occupa) bensì all’applicazione della forfetizzazione prevista (con esclusione per i veicoli oggetto dell’attività e per gli agenti e rappresentati di commercio) per i veicoli stradali che «non sono utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione».

Su questo aspetto la risoluzione 6/Dpf/2008 (§ 4), ancorché si sia limitata a richiamare il caso del veicolo messo a disposizione del personale dipendente, ha già chiarito che l’addebito di un corrispettivo specifico riconduce il veicolo all’ipotesi di utilizzo esclusivo nell’esercizio dell’impresa. È evidente che tale precisazione non può essere la mera parafrasi di una disposizione speciale, che non c’è, bensì di un’interpretazione logico sistematica della disciplina in questione. In presenza di corrispettivo, quindi, il trattamento Iva della detrazione dovrebbe essere il medesimo tanto per la concessione al dipendente quanto per la concessione all’amministratore.

La differenza, semmai, potrebbe derivare da corretta quantificazione della base imponibile qualora tale corrispettivo sia inferiore al valore normale. Com’è noto, infatti, l’art. 13, comma 3, lett. b), del dpr 633/72 dispone che in tal caso la base imponibile è costituita dal valore normale; «valore normale» che, per i dipendenti, doveva essere regolamentato (art. 14, comma 3) da apposito decreto ministeriale, in mancanza del quale rileva il valore convenzionale (art. 24, comma 6 legge 88/2009).

Senza entrare nel merito di tale problematica la Direzione regionale delle entrate ha ricordato come la figura dell’amministratore non sia fiscalmente sempre assimilabile a quella del dipendente. Nel contesto della determinazione della base imponibile, infatti, l’utilizzo del valore normale rappresenta una deroga (speciale) al criterio base del corrispettivo. Deroga che l’articolo 80, della Direttiva 2006/112/CE, autorizza gli stati a introdurre nel caso di «prestazioni di servizi a destinatari con cui sussistono legami familiari o altri stretti vincoli personali, gestionali, di associazione, di proprietà, finanziari o giuridici» i quali (legami), però, devono essere «definiti dallo Stato membro» . Sposando questa tesi si potrebbe anche (spregiudicatamente) concludere che, laddove non si condivida la linea restrittiva della Dre, per l’auto all’amministratore la detrazione integrale potrebbe essere «guadagnata» addirittura a fronte di un corrispettivo inferiore al valore normale. Interpretazioni di questo tipo, ovviamente, prestano il fianco ad accertamenti il cui esito potrà essere noto solo a seguito di altrettanti contenziosi.

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