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«Auto, basta accordi di libero scambio»

«Soldi no, assistenza no. Nessuno li chiede. Ma un coordinamento a livello europeo per la ristrutturazione del settore auto, questo sì ci serve». Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat-Chrysler, parla del «fondo della crisi», di «una tempesta» che infuria tra «perdite storiche» sul mercato automobilistico europeo; e chiede che si smetta, in una situazione così, di spalancare le porte ai produttori extraeuropei con gli accordi di libero scambio: «davvero non è il momento». Poi, si appella alla Ue: il coordinamento invocato a livello europeo deve «evitare che i Paesi adottino privatamente delle misure per se stessi, facendo cose che poi paghiamo tutti sulla nostra pelle, da altre parti». Traduzione in soldoni: «se il governo francese dovesse intervenire per aiutare un suo produttore», e se altri governi non potessero fare lo stesso, si metterebbe a rischio il mercato interno, cioè si violerebbe potenzialmente un principio base dell’Unione.
Marchionne è a Bruxelles per partecipare a una tavola rotonda sulla mobilità come presidente dell’Acea, l’associazione delle case automobilistiche europee. Incontra anche il commissario Ue all’industria, Antonio Tajani. È una giornata fitta di temi cupi, così la conferenza stampa dei manager delle quattro ruote si apre con l’invito a non rivolgere domande sulle singole case automobilistiche. C’è un dispaccio, che parla da solo: l’agenzia di rating Moody’s ha tagliato dal livello Ba2 a quello Ba3 il giudizio di merito sul gruppo Fiat e su quello francese Psa-Peugeot. La decisione riguardante il Lingotto è stata presa per «il calo della domanda di auto italiane registrato finora, e le prospettive per la stessa domanda fino alla fine del 2012 e oltre».
Marchionne allarga le braccia: «Lo sapevamo già che stava arrivando il giudizio di Moody’s. Aspettavamo la loro decisione che è comprensibile considerando lo stato del mercato italiano», ma il verdetto «non riflette le condizioni finanziarie di Fiat nel suo insieme». La realtà più immediata resta però quella del nostro continente: «Tre milioni di auto — dice Marchionne — ci mancano all’appello sul mercato europeo tre milioni di auto» invendute dal 2007 al 2013, e «con una condizione depressiva di questo calibro» non si può procedere a lungo. Non vede nel 2013-2014 una ripresa dagli attuali livelli: «probabilmente abbiamo toccato il fondo del mercato quest’anno». Ecco perché «non è il momento di siglare altri accordi commerciali, quello con il Giappone è ora sul tavolo, ma ce ne sono altri». Non è un consiglio, è una richiesta precisa: Bruxelles «deve smetterla di firmare accordi. Questo non è il momento di abbracciare il libero scambio, davvero no». Ma nella Commissione europea i pareri sono divisi. C’è anche chi vedrebbe con favore un’area di libero scambio tra Usa ed Europa. «E ci aiuterebbe molto — dice Marchionne — Ma non sarebbe utile agli altri produttori europei, non aiuterebbe l’equilibrio».

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