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Auto aziendale, la cessione fa i conti con il costo storico

La cessione dell’auto aziendale impone la ricostruzione dei costi che sono stati dedotti negli anni precedenti. La quota della plusvalenza o della minusvalenza rilevante risente, infatti, delle deduzioni operate negli anni passati. Analoghe considerazioni dovrebbero essere effettuate in caso di cessione del contratto di leasing dell’auto aziendale, nella determinazione della quota tassabile della sopravvenienza attiva.
La regola
L’articolo 164 del Tuir stabilisce questa regola: la plusvalenza (o la minusvalenza) che emerge a fronte della cessione del veicolo aziendale, rileva nella stessa proporzione che c’è tra l’importo dell’ammortamento fiscalmente dedotto e quello complessivamente effettuato.
Pertanto, per determinare la quota fiscalmente rilevante bisogna compiere un’indagine storica circa il trattamento fiscale applicato nei vari anni. Non è scontato, infatti, che il veicolo abbia subito lo stesso trattamento dall’anno di acquisto. Basta pensare alle modifiche apportate in relazione alle percentuali di deducibilità dei costi auto applicabili a partire dal 2013 da parte della legge 228/2012: per le auto aziendali si è passati – a partire dal 2013, dal 40 al 20% – mentre per quelle date in uso promiscuo ai dipendenti dal 90 al 70 per cento. Ma si pensi anche a tutti quei casi in cui l’auto è stata concessa in uso al dipendente per solo qualche anno.
In queste situazioni, per calcolare quanto del componente che si manifesta a conto economico è rilevante ai fini fiscali (plus o minus che sia) bisogna impostare una frazione:
– al numeratore si imputano le quote degli ammortamenti dedotti negli anni precedenti;
– a denominatore si indica l’intero ammontare degli ammortamenti transitati a conto economico.
Individuata la quota non rilevante si procederà con una variazione (permanente) nel quadro RF della dichiarazione dei redditi (in diminuzione, se è emersa una plus; in aumento, se minus).
Il caso del leasing
Se l’auto ceduta era stata precedentemente riscattata da un leasing vanno distinte due situazioni: quella in cui la cessione avviene nello stesso periodo in cui è stata riscattata e quella in cui avviene in un periodo successivo. Secondo la circolare 47/E/2008, nel primo caso, vista l’assenza di quote di ammortamento pregresse a cui far riferimento, la plusvalenza realizzata assume rilevanza fiscale nella misura pari al rapporto tra ammontare dei canoni dedotti e ammontare complessivo dei canoni dovuti.
Nel secondo caso, invece, si deve applicare il secondo comma dell’articolo 164, facendo quindi il rapporto tra ammortamenti dedotti e ammortamenti totali. Tale ultima impostazione comporta una asimmetria tra quanto effettivamente dedotto in relazione al veicolo (leasing e ammortamenti) e quanto portare a tassazione della plusvalenza, dato che non si terrebbe conto di quanto non dedotto dei canoni di leasing. Chi scrive riterrebbe più coerente impostare la frazione tenendo conto sia dei costi non dedotti in costanza del leasing che successivamente al riscatto.
Se a essere ceduto è il contratto di leasing relativo a un’auto aziendale, allora si manifesterà una sopravvenienza attiva. L’Agenzia non si è mai espressa esplicitamente circa la parziale non rilevanza della stessa, nel caso delle auto. Tuttavia, in occasione di Telefisco 2011, ha affermato – sia pure in relazione al caso degli immobili – che la sopravvenienza attiva va determinata tenendo conto, in diminuzione, anche della quota capitale dei canoni indeducibile. Tale soluzione è, infatti, coerente con il principio di sostanziale equivalenza tra l’acquisizione o la realizzazione del bene in proprio e quella effettuata tramite contratto di leasing. La risposta è stata poi trasfusa nella circolare 28/E/2011 che, di fatto, stabilisce una deroga al principio generale previsto dall’articolo 83 del Tuir, ovvero quello di derivazione del reddito d’impresa dal bilancio d’esercizio. Una conferma, seppur indiretta e ancora una volta riferita al caso degli immobili, è rinvenibile nella circolare 17/E/2013.
Alla luce di tale impostazione, pare quindi stridente quanto affermato nella circolare 47/E/2008 in relazione al veicolo ceduto in un esercizio successivo rispetto a quello in cui era avvenuto il riscatto dal leasing, per il quale l’Agenzia aveva sostenuto la non rilevanza di ciò che era accaduto in costanza del contratto di locazione finanziaria.

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