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Auto, altri 12mila posti a rischio. Sale il pressing sugli incentivi

Duecentosettantadue concessionari a rischio, con la perdita potenziale di migliaia di posti di lavoro.

La caduta del mercato in Italia, tornato in rosso all’esaurirsi degli incentivi, preoccupa l’intera categoria produttiva, a partire dalla filiera distributiva, poco meno di 1300 concessionari in tutta Italia.

Nell’analisi commissionata da Federauto ad Italia Bilanci è evidente l’impatto sulla rete, con un rischio potenziale di uscita dal mercato per oltre 270 soggetti.

«Può darsi che non tutti falliscano – spiega il presidente di Federauto Adolfo De Stefani Cosentino – ma quello che è certo è che il 20% della categoria è in seria difficoltà. E questo, in assenza di incentivi, potrebbe tradursi nella perdita di 12mila posti di lavoro».

A mancare all’appello sono solo i dati di dicembre ma la stima più probabile, se l’ultimo mese dell’anno fosse in linea con i dodici mesi precedenti, è quella di chiudere il 2020 a quota 1,4 milioni di immatricolazioni, mezzo milione in meno rispetto al livello del 2019, una caduta del 27%.

Nelle ipotesi di Federauto il 2021 potrebbe assestarsi su quota 1,6 milioni, ancora al di sotto dei livelli pre-covid.

Da qui il pressing crescente sul Governo per varare all’interno della Legge di Bilancio un nuovo pacchetto di incentivi, in grado di rilanciare il settore in modo più convinto.

«La seconda ondata di Covid – aggiunge il numero uno di Federauto – ha avuto un impatto evidente sui clienti, riducendo la propensione all’acquisto: senza incentivi in questo momento non si riparte. E va sottolineato il fatto che non si tratta per lo Stato di un costo in termini assoluti. Perché se guardiamo all’ultima tornata di incentivi vediamo che la cifra messa a disposizione, 250 milioni, è stata superato dalla sola Iva incassata sulle vendite incrementali».

Nelle ipotesi dello studio Italia Bilanci, il mercato “utile” ai concessionari (escludendo quindi le flotte aziendali) è visto in calo di 340mila unità, il 25% di frenata rispetto al 2019. Tenendo conto di una frenata analoga dei ricavi e del costo del venduto, sono stati identificati 891 bilanci in cui il reddito ante imposte al lordo dei costi non monetari potrebbe finire in terreno negativo. Di questi, 272 concessionari hanno una posizione finanziaria netta in rapporto ai ricavi superiore al 25%, rappresentando quindi l’area a rischio più elevato.

Per scongiurare gli scenari più cupi l’intera categoria si è mossa in modo coordinato, chiedendo al Parlamento l’accoglimento di alcuni emendamenti all’interno della Legge di Bilancio.

Si punta anzitutto ad agevolare l’acquisto delle vetture, incentivando anche le motorizzazioni diesel e benzina meno inquinanti (fino a 135 grammi di Co2 al km) e dunque non solo elettriche e ibride.

«Chiediamo di poter replicare il successo del pacchetto inserito nel Decreto Crescita – spiega il presidente di Unrae Michele Crisci – schema che ha prodotto quasi 170mila richieste di rottamazione, consentendo nelle nostre stime il risparmio annuo di 155mila tonnellate di C02. Impatto ambientale importante legato alla scelta di agevolare anche le motorizzazioni tradizionali, la cui fascia di prezzo è chiaramente più accessibile».

Nei calcoli di Unrae un altro anno drammatico come il 2020, quindi nell’ordine di 1,4 milioni di immatricolazioni, potrebbe avere un effetto devastante sulla filiera, mettendo a rischio tra produzione e distribuzione 30mila posti di lavoro.

«Tutti i settori hanno bisogno di aiuto – aggiunge Crisci – ma l’auto ha già dimostrato di “restituire” subito quanto ottenuto: basta guardare alla maggiore Iva incassata con l’ultimo bonus. Gli emendamenti alla Legge di Bilancio arrivano sia dalla maggioranza che dall’opposizione e anche per questo io sono fiducioso in una loro approvazione».

Lo schema ipotizzato dalle associazioni prevede diverse linee di azione: incentivi per l’acquisto di nuove vetture (anche diesel e benzina di ultima generazione), sostegno ai veicoli commerciali leggeri (fino a 3,5 tonnellate di massa), rimodulazione della detraibilità Iva per le aziende, elevandola dai livelli attuali. Pacchetto che in termini di costo per lo Stato potrebbe valere 500 milioni di euro.

«Come si è già potuto apprezzare nell’ultima tornata di incentivi – sottolinea il presidente di Anfia Paolo Scudieri – si tratta di provvedimenti non solo totalmente autofinanziati dalla maggiore Iva generata ma che danno addirittura benefici aggiuntivi in termini di gettito. Obiettivamente, e indipendentemente dal fatto di appartenere alla maggioranza o all’opposizione, nessuno può disconoscere gli effetti positivi che si sono generati sia in termini economici che ambientali con la sostituzione di vetture inquinanti con altre di ultima generazione. Un diniego alle nostre richieste, peraltro sostenute e articolate in modo coerente ed equilibrato, sarebbe incomprensibile e imbarazzante. Da uno a dieci che chance di successo vedo per gli emendamenti? Se prevale la razionalità direi dieci. Abbandonare il settore e tirarsi fuori da queste istanze sarebbe davvero una grave responsabilità».

In Commissione Bilancio i primi voti sono previsti l’11 dicembre.

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