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Auto ai soci, va delimitato il veto alla deduzione

di Luca Miele

Coordinare le nuove regole di indeducibilità dei costi per i beni concessi in godimento a soci e familiari con la disciplina delle autovetture aziendali vigente in materia di fiscalità diretta, che prevede una deduzione a forfait dei componenti negativi è una necessità: il mancato coordinamento, infatti, potrebbe determinare fenomeni di doppia imposizione.

L'articolo 2, comma 36-terdecies e successivi, del Dl 138/2011, stabilisce che, se la società o l'impresa individuale concede beni in godimento ai soci o ai familiari:

1) la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo previsto per questa concessione concorre alla formazione del reddito complessivo del socio o familiare come reddito diverso (articolo 67 del Tuir);

2) i costi relativi ai beni concessi ai soci o ai familiari per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento non sono ammessi in deduzione dal reddito imponibile. Un'applicazione letterale della norma può portare a concludere che la indeducibilità riguardi sempre l'intero ammontare dei costi, a prescindere dall'entità del corrispettivo previsto. Una soluzione più coerente, tuttavia, è quella di considerare indeducibile solo la parte dei costi proporzionalmente corrispondente al valore normale eccedente il corrispettivo.

Un altro dubbio interpretativo riguarda la presenza contemporanea nel nostro ordinamento delle misure che forfettizzano l'inerenza, presumendo ex lege una percentuale di utilizzo imprenditoriale (ad esempio, auto e cellulari), e, dal 2012, delle nuove regole di indeducibilità per la messa a disposizione ai soci a fronte di un corrispettivo "non congruo".

Un caso frequente è quello della concessione in godimento ai soci, anche per finalità extra aziendali, di autovetture che, quindi, sono usate per l'attività commerciale e per uso personale. In questo caso, una soluzione ragionevole potrebbe essere quella di continuare ad applicare le regole di deducibilità a forfait previste dall'articolo 164 del Tuir (in genere, il 40% dei costi relativi all'autovettura) e non la indeducibilità prevista in caso di corrispettivo inferiore al valore normale.

Una interpretazione diversa sembra condurre a risultati non soddisfacenti e a fenomeni di doppia imposizione che andrebbero evitati. Supponiamo che una società conceda in godimento ai soci un automezzo anche per finalità extra-aziendali e che i soci versino un corrispettivo inferiore al valore normale del diritto di godimento. Laddove non trovasse applicazione l'articolo 164 del Tuir e la relativa deduzione a forfait, si determinerebbe: a) la indeducibilità dei costi relativi all'autoveicolo, nonostante una parte degli stessi sia inerente ex lege per effetto dell'articolo 164 del Tuir e un'altra parte dovrebbe esserlo perché vi è un corrispettivo dovuto dal socio; b) la contabilizzazione e la rilevanza reddituale in capo alla società di un componente positivo pari al corrispettivo pagato per l'utilizzo del veicolo; c) l'emersione di un reddito diverso in capo al socio, pari al differenziale tra il valore di mercato e il corrispettivo pagato (questa soluzione appare penalizzante).

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