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Auto, a febbraio ancora giù

di Raffaella Polato

MILANO— Il bond di Fiat Industrial. Le speculazioni russe (non commentate dal Lingotto) sul possibile futuro partner locale di Fiat-Chrysler. Le stime — pessime, di nuovo— sul febbraio del mercato italiano. Questa mattina, quando Sergio Marchionne (foto) presenterà a Ginevra la nuova Ypsilon made in Poland e i primi modelli frutto dell’incrocio Torino-Detroit, oltre che di prodotto avrà al solito parecchi altri «capitoli» di cui parlare. Uno solo non ha a che fare con l’auto: Fiat Industrial si affaccia, per la prima volta «da sola» , sul fronte dei capitali. Obbligazionari, in questo caso. Da oggi parte un road show (organizzato da Imi, Barclays, Bnp Paribas, Crédit Agricole, Citi, Rbs, Société Générale, Unicredit) «con lo scopo di esplorare possibili opportunità in funzione delle condizioni del mercato» . E da quelle dipenderà l’entità del bond: per ora, l’unica indicazione sul probabile ammontare viene dal prestito-ponte di 2,2 miliardi che Fiat Industrial deve rifinanziare, anche se secondo i lead manager citati da Reuters «non è detto che l’emissione» copra l’intero importo «in un’unica soluzione» . L’incontro con gli investitori partirà oggi da Parigi, proseguirà a Londra (potrebbe partecipare lo stesso Marchionne), si concluderà giovedì a Francoforte. È una tappa importante, per Fiat Industrial (fin qui sostanzialmente «confermata» nei giudizi precedenti dalle agenzie di rating: ieri Moody's ha assegnato un provvisorio Ba2 alle prossime emissioni). Ma resta sempre l’auto, in primo piano sulla scena torinese. E lo sarà in modo p a r t i c o l a r e o g g i . I l «Fiat-Chrysler day» a Ginevra coincide con il bilancio mensile del mercato italiano. L’amministratore delegato dei due gruppi non avrà ancora, ufficialmente, i dati definitivi: arriveranno solo in serata. Tutti però, nel settore, parlano di un calo sempre pesante e non molto diverso da quello di gennaio. Allora ci fu un crollo del 20%medio, e addirittura del 27,7%per il Lingotto. Adesso le previsioni indicano suppergiù lo stesso trend. E si sa che, almeno fino ad aprile, sarà difficilissimo rivedere il segno «più» : per tutto marzo il confronto continuerà a essere con un mercato ancora non ripulito degli incentivi. Torino paga più di altri lo scotto per due ragioni. Uno: gli «eco aiuti» avevano spinto le vendite delle piccole e medie cilindrate, in cui il Lingotto è leader, e dunque ora è particolarmente marcato l’effetto «acquisti anticipati» . Due: l’assenza, in tutto il periodo della crisi e salvo le Alfa Mito e Giulietta, di nuovi modelli nella gamma. Marchionne ha sempre parlato di precisa strategia, di volontà di «non sprecare munizioni» (e investimenti) in un mercato europeo depresso. Sa di avere davanti ancora lunghi mesi in salita. Ma comincia ad aprire, proprio da Ginevra, l’elenco delle novità che dovrebbero gradualmente consentire a Torino di agganciare la lenta ripresa del settore. Protagonista, per ora, soprattutto il marchio Lancia: con la Ypsilon e con le tre Chrysler «rivestite» dal brand italiano, ossia Thema (dalla Chrysler 300), Flavia (dalla 200), Lancia Grand Voyager. Con loro, si vedrà la Freemont (versione Fiat del Journey Dodge). Non saranno, salvo la Ypsilon, auto da grandi numeri. E solo Ypsilon, Thema, Freemont sbarcheranno sul mercato già dalla tarda primavera. In attesa del best seller Panda, anticipata a fine 2011, saranno comunque le prime «munizioni» con cui il Lingotto punta alla progressiva risalita. Molto più lunga, invece, la strada sull’altro fronte internazionale aperto in questi giorni. Ieri, mentre a Torino il confronto con il sindacato sulla ex Bertone partiva in un «clima non conflittuale» e veniva aggiornato al 16 marzo, a Mosca scadeva il termine per la presentazione dei piani di sviluppo in Russia. Fiat-Chrysler la loro presenza l’avevano confermata venerdì, ed era (è) un progetto di produzione in proprio. Avranno bisogno di una fabbrica, però. La costruiranno ex novo? O, saltata l’alleanza con Sollers, spunterà un altro partner? I russi scommettono sulla seconda ipotesi. E sul nome del possibile nuovo socio: TagAz. Il «no comment» torinese non è sembrato di maniera. Anche se la fonte russa era ministeriale.

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