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Authority indipendenti ma non dalla politica

Si chiamano autorità indipendenti. Lo sono rispetto al mercato o al settore economico sul quale devono vigilare. Ma lo sono un po’ meno dalla politica; non fosse altro perché dalla politica – e della sue scadenze dipendono per la nomina dei vertici. Lo dimostra quanto sta accadendo con i rinnovi delle prime due in scadenza: la Consob, ma ancora di più con l’Autorità per l’energia, il gas e i servizi idrici. Per la prima si dovrà decidere a breve, visto che la commissione guidata da Giuseppe Vegas scade il 15 dicembre, mentre c’è qualche settimana in più per la seconda, che ha come ultima data l’11 febbraio. Sempre che arrivi la nomina del successore dell’attuale presidente Guido Bortoni: tutto fa pensare che si vada verso una proroga per altri sei mesi.
Per colpa della politica, ovviamente. La nomina arriverebbe a ridosso delle elezioni e vista la complessa procedura di nomina, c’è il rischio che i veti incrociati e il clima da campagna elettorale non facilitino le cose. La nomina viene firmata dal presidente della Repubblica, ma dopo che le commissioni competenti di Camera e Senato si sono espresse per due terzi dei componenti a favore dei nomi proposti dal governo. In altre parole serve una maggioranza allargata e una scelta condivisa.
Ecco perché il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, si starebbe convincendo a lasciare il compito al prossimo inquilino di Palazzo Chigi. Mentre dovrebbe procedere per la Consob: la procedura è più “snella” e non prevede passaggio parlamentare.
Del resto, era andata proprio così sette anni fa, quando il candidato in pectore per l’Autorità dell’energia, Antonio Catricalà si fece da parte all’ultimo momento: nella sua lettera all’allora premier Silvio Berlusconi scrisse che preferiva rimanere all’Antitrust, di cui era presidente (sebbene in scadenza da lì a un anno). In realtà, fu l’opposizione del Pd in Commissione che lo considerava troppo vicino al centrodestra e che minacciava ostruzionismo a fargli capire che non era aria.
Non che Guido Bortoni, al momento della sua investitura, non sia stato esente da critiche da parte del centrosinistra. Sette anni fa, arrivò sulla poltrona di presidente dell’Autorità dell’Energia dopo essere stato il direttore generale del ministero dello Sviluppo economico, chiamato dal ministro Paolo Romani, uno dei fedelissimi (e lo è tutt’ora) di Silvio Berlusconi. Il quale fu molto criticato, ai tempi, soprattutto per la scelta del presidente Consob. Vegas è stato per tre volte eletto al Senato per Forza Italia ed è stato in più occasioni al governo con ruoli di sottosegretario e vice-ministro all’Economia.
Emergere dalla politica non significa non avere competenze o esercitare il ruolo in modo non indipendente. La questione è il punto di partenza. Lo dimostra il caso di Claudio De Vincenti, docente di Economia alla Sapienza, sottosegretario con il governo Monti, viceministro con Renzi e promosso ministro alla Coesione territoriale da Gentiloni: è tra i possibili candidati alla successione di Bortoni, ma sarà difficile che possa evitare critiche per la sua vicinanza al Pd. Ma anche questo fa parte del gioco dell’alternanza politica che sconfina nelle nomine nelle Authority: dopo Vegas e Bortoni, il prossimo a scadere (a fine 2018) sarà il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, l’ultimo nominato dal governo Berlusconi. E ora, sulla carta, il pallino dovrebbe essere in mano al centrosinistra Ma lo scoglio rappresentato dall’obbligo di avere il voto favorevole dei due terzi dei componenti delle Commissioni parlamentari riduce le possibilità di candidati troppo connotati politicamente. A favore di candidati con un profilo più tecnico. Inoltre, la situazione attuale del governo, con il centrosinistra impegnato in un difficile tentativo di lista unitaria per le politiche e l’imminenza della campagna elettorale, porteranno con tutta probabilità al rinvio di sei mesi per l’Autorità dell’Energia.
Evenienza che preoccupa gli operatori: la prossima commissione avrà un compito molto importante, che potrebbe pesare sulla bolletta di luce e gas degli italiani. Dovrà dire la sua sui decreti attuativi del governo per la definitiva liberalizzazione del mercato dell’energia, prevista per la metà del 2019.
Sempre che, anche in questo caso, non si decida per l’ennesimo rinvio. Del resto, è già avvenuto due volte.

Luca Pagni

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