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Authority a consulto prima del bond E Grilli vede Draghi Lo scandalo dei derivati

La ricostruzione sarà meticolosa: il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, illustrerà oggi in Parlamento l’intera storia del Monte dei Paschi di Siena, dal punto di vista delle Autorità. Non si limiterà dunque a chiarire il ruolo avuto dal Tesoro, che è responsabile della vigilanza sulle fondazioni e nel caso in questione di quella del Monte dei Paschi che ha messo a rischio la sua struttura economica per partecipare, senza diluire la sua quota di maggioranza, all’aumento di capitale necessario alla banca senese per acquistare Antonveneta nel 2007. Ma parlerà anche dei controlli effettuati dalla Banca d’Italia che quell’acquisto ha autorizzato e che ha monitorato tutte le azioni messe in piedi successivamente dalla banca, compresi i contratti sui derivati, per arginare le perdite, nonché del ruolo della Consob nell’informazione al mercato delle vicende senesi.
Alla riscrittura del lungo racconto sulle vicende del Monte dei Paschi sarà dedicata la riunione di stamattina del Comitato per la stabilità finanziaria a cui partecipano col ministro il governatore Ignazio Visco, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas e in qualità di presidente dell’Ivass, il nuovo organismo di vigilanza sulle assicurazioni, il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni. Ed è probabile che sia stato in gran parte dedicato alla ricostruzione dei fatti anche il colloquio che ieri a Milano Grilli ha avuto con il presidente della Bce, Mario Draghi, ex governatore dell’Istituto di via Nazionale, invitato a dare un contributo al disegno della complessa vicenda. Nella sede milanese del ministero dell’Economia, in via Tarchetti, Grilli ha visto anche uno dei principali esperti italiani di derivati, il banchiere, Claudio Costamagna chiamato a consulto per capirci di più sui fatti di Rocca Salimbeni. Del resto quella di Grilli in Parlamento sarà una storia lunga, visto che gli interrogativi sono numerosi, e che i fatti all’attenzione, sfociati sul terreno giudiziario, sono iniziati quattro anni fa. Ci sono snodi e date significative da evidenziare prima di arrivare allo «svuotamento dei cassetti», dichiarato da Viola e Profumo, e alla messa in regola della situazione con la richiesta di 3,9 miliardi di prestiti dallo Stato, tramite la sottoscrizione dei cosiddetti Monti bond.
Dopo il via libera di Palazzo Koch al prestito del Tesoro il clima a Siena si è un po’ schiarito: ieri l’amministratore delegato Fabrizio Viola ha assicurato che Mps «è solida», «non è in ginocchio» perché ormai «la situazione è sotto controllo e non ci sono criticità», mentre il presidente Alessandro Profumo ha respinto l’ipotesi di commissariamento: la banca «non va commissariata e non verrà commissariata», ha detto e del resto una tale evenienza è stata già negata dalla Banca d’Italia che prima ha messo in luce la collaborazione fattiva con gli attuali amministratori per il rilancio di Mps e poi, con l’intervento diretto di Visco, ha escluso l’adozione di «azioni immediate». Ieri si è fatta sentire anche la Fondazione Monte dei Paschi sottolineando nel suo piano programmatico che per la propria «sopravvivenza» e per il suo equilibrio economico e finanziario «non trascurerà la possibilità» di procedere alla cessione di un altro pacchetto di partecipazione e di scendere sotto alla soglia del 33,5%.
Intanto il titolo Mps in Borsa ieri ha vissuto una giornata di scambi vorticosi, in gran parte suscitati dalle esigenze di ricopertura, con più di un miliardo di azioni passate di mano (equivalenti all’8,7% del capitale sociale della banca): ha aperto con grande slancio per poi chiudere in frenata con un guadagno limato allo 0,65%.

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