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Austerità, debito e banche, i nodi aperti del vertice di Roma

BRUXELLES Si riduce la tensione tra l’Europa e l’Italia. Il presidente lussemburghese della Commissione europea Jean-Claude Juncker, in vista della sua visita di venerdì prossimo a Palazzo Chigi, ha lanciato segnali di raffreddamento dello scontro in corso con il premier Matteo Renzi, pur restando sulla linea filo-tedesca dell’Italia da tenere sotto osservazione per l’alto debito e altri squilibri macro-economici. Renzi punta a dialogare sul «position paper» con cui il suo governo ha chiesto a Bruxelles un cambio di rotta verso una Europa più sociale, più orientata alla crescita e meno condizionata dalle misure di austerità e dai rigidi vincoli di bilancio sollecitati da Berlino e da altri governi del Nord.
Juncker ha fatto sapere al premier italiano, tramite il portavoce, che nei «suoi 35 anni in politica ha lavorato per mettere insieme le persone, non per dividerle». Ha considerato «prematuro» un giudizio della Commissione sui cambiamenti richiesti da Roma e ha rinviato al rapporto dei 5 presidenti delle istituzioni Ue (Consiglio dei governi, Commissione, Europarlamento, Eurogruppo e Bce) come «progetto per l’Unione economica e monetaria in futuro».
Gli euroburocrati della Commissione hanno redatto una bozza sugli squilibri macro-economici dei Paesi Ue, che sull’Italia contiene i soliti richiami critici (su debito, evasione fiscale, corruzione, competitività, sistema bancario, ecc.). Ma i commissari appaiono divisi sulla trasformazione in loro Rapporto e hanno fatto slittare la decisione «alle prossime settimane». La Commissione ha spiegato di dover ancora concordare «un approccio complessivo comune» sugli squilibri macroeconomici nei Paesi membri, che toccano livelli problematici anche in Francia, Portogallo, Spagna e perfino in Germania (per i surplus eccessivi).
Renzi ha anticipato che darà a Juncker il «benvenuto nel Paese più bello del mondo». E ha confermato l’obiettivo di far «cambiare idea» sull’Ue. «Fosse anche la cosa su cui litighiamo per i prossimi mesi – ha aggiunto – devono capire che l’Italia non è il problema dell’Europa. Ma, in questi momenti di difficoltà, è l’unica che sta tenendo la barra dritta sull’immigrazione e anche sull’economia, per più crescita e meno discussioni sull’austerity e sui vincoli».
A Palazzo Chigi sanno che entro maggio possono arrivare «siluri» dalla Commissione. L’europopolare Juncker, nominato con l’appoggio di Berlino, sa che se perde il sostegno degli eurosocialisti (tra cui spicca il Pd di Renzi) rischia la sfiducia dell’Europarlamento. Venerdì si vedrà se è possibile un compromesso tra la linea della Germania e quella dell’Italia. O se riprenderà lo scontro tra Roma e Bruxelles.

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