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Aumento Vicenza è il giorno dei consigli Unicredit resta il garante

Il mal di pancia e la tensione salgono, ma ugualmente oggi dovrebbe esserci il calcio di inizio della ricapitalizzazione da 1,75 miliardi di Banca popolare di Vicenza con un doppio cda, della banca che deve varare l’aumento e di quella che l’ha garantito. Fino all’ultimo Unicredit, che a novembre si era impegnata a essere l’unica garante dell’aumento, ha tentato di sfilarsi da un rischio che, a sentire molti banchieri d’affari, potrebbe costarle un inoptato anche oltre il 20%, con il probabile obbligo di consolidare l’istituto berico. I consulti con i maggiori studi legali sono stati articolati, e sembrava che dato il tracollo del mercato finanziario degli ultimi mesi Unicredit potesse ritrattare l’operazione; ma alla fine, anche dopo la tesa riunione con i vertici del governo e di Bankitalia di Roma martedì scorso, gli sforzi e i sondaggi non hanno prodotto cambiamenti. Forse perché il rischio di creare un evento traumatico nello scenario già complesso del credito nazionale era troppo alto.
L’ad Ghizzoni rischia di dover consolidare l’ex popolare, ma tenta altre soluzioni “di sistema”
Oggi l’ad Federico Ghizzoni porterà quindi nel suo cda l’operazione. I suoi consiglieri e ancor più i suoi azionisti (tra cui non mancano i detrattori, specie tra le Fondazioni e i soci privati) non gradiranno, ma difficilmente potranno fermare la macchina in partenza. Banchieri d’affari starebbero però ancora cercando il modo di spalmare la garanzia anche su altre spalle. In sincrono oggi si riunirà il cda della Vicentina, per varare il calendario dell’operazione sul mercato. Il primo passo sarà la pubblicazione – oggi – delle ricerche dei broker sulle nuove azioni Vicenza: l’aumento è anche la via per lo sbarco in Borsa.
Unicredit ha ottenuto qualche giorno in più, probabilmente per favorire il collocamento sul mercato delle azioni venete nel momento meno agitato: è così che la garanzia Unicredit è stata estesa dal 30 aprile alla seconda metà di maggio. Il pre-marketing con gli investitori istituzionali inizierà verosimilmente già oggi, e si spera vada meglio del giro di ricognizione – con intenzioni di investirci ai minimi termini – fatto dall’ad Francesco Iorio nei paesi anglosassoni in febbraio. Così l’aumento – che serve a ripianare lo sbilancio patrimoniale creato erogando prestiti ai soci per comprare le azioni non quotate a prezzi stellari, potrebbe partire lunedì 18 o appena più in là, se i mercati saranno ancora tanto agitati.
Il rafforzamento a Vicenza sarà un esame importante, anche perché a giugno seguirà l’aumento simile di Veneto Banca («Noi siamo tranquilli che si possa fare l’operazione come prevista», ha detto ieri Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo che ne è garante, ma con altre nove banche), e nelle stesse settimane arriverà l’aumento da un miliardo del Banco Popolare (-3,38%) per aggregarsi con la Bpm (-1,39%).
Proprio la difficoltà che accomuna molte banche italiane (oltre a Vicenza e Veneto, la Carige, Mps, le quattro good bank) fa procedere, su un piano parallelo, lo schema di creazione di un veicolo che si intesti miliardi di euro di sofferenze delle banche e possibilmente anche qualche azione inoptata delle loro ricapitalizzazioni.
Ma questo piano, di cui i maggiori banchieri hanno parlato a Roma l’altro ieri con il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, sembra troppo complesso per vararlo in tempo utile. Oggi Vicenza coopterà anche un nuovo consigliere (tre si sono dimessi) e probabilmente affronterà il nodo dell’ispezione Consob, che dovrebbe ormai esser chiusa e per alcuni potrebbe essere arrivato il verbale ispettivo.

Andrea Greco e Vittoria Puledda

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