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Aumento Unipol-Fonsai, Palladio torna socio con il 2%

MILANO — Potrebbe arrivare a 500 milioni di euro la quota non sottoscritta nel doppio aumento di capitale da complessivi 2,2 miliardi di Unipol e Fondiaria-Sai, propedeutico alla fusione tra le due compagnie. Il salvataggio del gruppo assicurativo fino a poco tempo fa controllato dalla famiglia Ligresti si avvia così verso la conclusione con una quota alta di capitale destinata ad essere versata dalle banche che fanno parte del consorzio di garanzia, innanzitutto Mediobanca e Unicredit — che dovrebbero dividersi metà dell’inoptato — e poi le estere Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, Nomura, Ubs e gli istituti junior Akros, Aletti, Carige e Centrobanca.
In sostanza sul mercato potrebbero venire recuperati solo 100 dei 660 milioni di aumento di capitale che non erano stati raccolti nella prima fase della ricapitalizzazione, chiusa all’inizio di agosto. Altri 60 circa saranno forniti da Unipol che si è impegnata a rilevare un altro 4,9% circa di Fonsai. Le banche dovrebbero così accollarsi il 25% di Fonsai e il 15-20% di Unipol in pancia, a seconda di come si distribuiranno gli interventi delle banche e degli investitori nelle diverse categorie di titoli coinvolti tra azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio. In ogni caso saranno il secondo socio dopo Unipol.
Questo è almeno quello che fonti vicine alle banche del consorzio si attendono come esito della complessa operazione, anche se la quota di accollo non è stimabile con precisione. Il quadro sarà più chiaro lunedì quando dovranno essere sottoscritti i diritti di opzione, tutti venduti tra martedì (Fonsai) e ieri (Unipol). Il prezzo è di 1 euro ogni nuova azione per Fonsai e di 2 euro per Unipol. Ieri i titoli erano quasi allineati su quei valori: Unipol 2,004 (+0,20%), Fonsai a 1,001 euro (-0,79%). Sempre fonti del consorzio riferiscono di una certa tranquillità degli istituti, almeno quelli esteri che dovranno accollarsi a testa una quota relativamente limitata, visto il potenziale di crescita dalla fusione con Unipol e i livelli bassi di partenza: la nuova Uni-Fonsai vale circa 5,2 volte gli utili, un livello decisamente più basso di quello di Generali (7,7 volte). Mediobanca dovrà invece cedere le azioni entro sei mesi per un obbligo antitrust.
Di certo non sarà un processo facile, quello affidato all’amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri. Anche il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ieri lo ha voluto sottolineare alla commissione Finanze della Camera: «È certamente un’operazione molto complessa, con un potenziale di sinergie di vantaggi da fusione, potenzialmente molto alto e che richiederà sforzi colossali», ha risposto al deputato Francesco Barbato (Idv). «L’operazione, che riguarda società quotate, è stata valutata dalla Consob e dall’Isvap in maniera fattibile. Non ha molta importanza la mia opinione personale, il processo è stato fatto secondo le norme».
A finanziare l’operazione ci saranno anche i grandi avversari di questi mesi, Palladio e Sator. La finanziaria di Giorgio Drago e Roberto Meneguzzo, che aveva venduto il 5% nella prima fase dell’aumento tenendo comunque i diritti, ha investito 18 milioni per rimanere al 2% (oggi provvisoriamente è al 2,94%). Anche il fondo di Matteo Arpe dovrebbe avere seguito l’aumento restando al 3% ufficiale di fine agosto. Entrambe le scelte sono state fatte comunque con il solo intento di non vedere bruciato l’investimento iniziale — mai comunicato ufficialmente — per arrivare all’8% lo scorso febbraio e da lì dare battaglia a Unipol e alle banche che la sostenevano come Mediobanca e Unicredit.

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