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Aumento Rcs, Rotelli rinuncia vende i diritti e si diluirà al 4,15%

Giuseppe Rotelli molla la presa su Rcs. Il sogno dell’imprenditore lombardo di farsi editore liberale e gestire ilCorriere della Sera,per il quale ha investito oltre 300 milioni, si smorza in una fase delicata della sua vita privata, che lo ha indotto a concentrarsi sul business della sanità, anche a costo di non aderire alla ricapitalizzazione e diluire del 75% il suo 16,6%, “regalando” i diritti al consorzio di collocamento.
La decisione è pervenuta al cda Rcs riunito per esaminare la vendita dei periodici. «Pandette non intende esercitare i diritti di opzione per le azioni detenute, nonché per quelle oggetto del contratto di acquisto e di vendita stipulato con Banco Popolare», riporta una nota dell’editore. Senza esercitare i suoi diritti Rotelli scenderà al 4,15%; sul mercato, dove l’annuncio ha piombato di più la quotazione dei diritti – in calo dell’36% a 0,717 euro – tutti guardano a Diego Della Valle, il compratore più accreditato. Ma i modi dell’annuncio – e il fatto che Rotelli avesse già respinto avances da Mr. Tod’s – non portano a pensare che ci sia un accordo tra i due. Sembra più che Rotelli, in linea con il suo stile, abbia preferito affidare al consorzio dove spiccano le banche-socie Intesa Sanpaolo e Mediobanca il futuro del suo pacchetto, costi quel che costi.
A Piazza Affari l’azione Rcs ha chiuso a 2,06 euro, -13,6%. Gli operatori non possono vendereallo scoperto il titolo (per carenza di flottante) e ritengono sia questo che eviti un allineamento anche più brusco al prezzo marginale dell’aumento, pari a 1,235 euro. Nei giorni che separano dal 5 luglio l’azione dovrebbe dirigervisi, mentre la quotazione dei diritti èvista andare a zero. Tale dinamica rende difficile liberarsi dei diritti. Ci penserà il consorzio, chiamato a garantire circa metà dell’aumento e che dopo il no di Rotelli (che segue il voto favorevole in assemblea, senza il quale l’azienda avrebbe portato i libri in tribunale) vede aumentare il possibile inoptato.
Il cda Rcs di ieri, chiamato a deliberare la cessione dei periodici, ha affidato all’ad Pietro Jovane il mandato «a finalizzare l’operazione ». Un retroscena spiega perché. Due sarebbero le offerte esaminate ieri, giunte dalla Prs di Alfredo Bernardini de Pace e dalla Visibilia di Daniela Santanchè. Entrambi i potenziali compratori sono interessati ai magazine di gossip (Vistoe Novella 2000), ma l’azienda cerca di ampliare il ramo in uscita (in ballo sono Brava Casae l’enigmistica), perché entro fine mese quel che non si vende sarà chiuso per evitare altre perdite. Le cifre sono migliori rispetto al passato: sembra che i compratori chiedano solo qualche milione di “dote” a Rcs (da una trentina iniziali), a salvaguardia dei posti di lavoro. Tuttavia il cda ha ammesso di malumore e con soli 5 voti su 9 l’offerta della deputata Pdl vicina a Silvio Berlusconi. Che peraltro dava più garanzie occupazionali. Ora Jovane tenterà di ottenere da Prs quel che Santanchè già offre, ma il tempo è poco.
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