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Aumento PopVicenza, sì di Unicredit

È in dirittura d’arrivo l’aumento di capitale da 1,5 miliardi della Popolare di Vicenza, nonostante le condizioni di mercato non facili in particolare per le banche. Unicredit, unico garante dell’operazione, avrebbe infine sciolto le riserve sul collocamento. Tecnicamente ciò è avvenuto con l’estensione della garanzia sull’inoptato dal 30 aprile a metà maggio. Il 18 aprile dovrebbe esserci l’avvio del collocamento, una volta ottenuto l’ok Consob al prospetto, con la quotazione il 3 maggio.

Nei giorni scorsi la banca guidata da Federico Ghizzoni aveva fatto sapere di avere in corso «valutazioni» sull’operazione, puntando a un rinvio proprio per le avverse condizioni del mercato, sulla scorta di quanto fatto da Veneto Banca che ha spostato a giugno la sua ricapitalizzazione da 1 miliardo. Ieri però il quadro è mutato, tanto che le banche collocatrici dell’aumento – Mediobanca, Jp Morgan, Deutsche Bank, Bnp Paribas, oltre a Unicredit – invieranno entro la mezzanotte di oggi agli investitori le analisi sulla banca per il cosiddetto «pre-marketing».

Dal canto suo oggi Ghizzoni dovrebbe presentare l’operazione al consiglio di Unicredit, dove finora non era stata portata. La riunione si annuncia come non facile. Unicredit si trova davanti a un bivio: non può mollare una banca in difficoltà come PopVi — l’aumento è stato imposto dalla Bce — ma se il collocamento andrà male Unicredit rischia di fatto di comprarsi l’istituto, con conseguenze anche pesanti sui propri livelli di patrimonio.

Di PopVi e della posizione di Unicredit si sarebbe parlato martedì nel vertice tra i banchieri Ghizzoni, Carlo Messina (Intesa Sanpaolo), Victor Massiah (Ubi), Claudio Costamagna e Fabio Gallia (Cdp), Giuseppe Guzzetti (Acri) con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. L’ipotesi allo studio è la costituzione di più veicoli misti banche-fondazioni-Cdp per rilevare sofferenze bancarie e azioni inoptate degli aumenti di capitale delle banche in crisi. Quella di martedì è stata la prima riunione e ora si starebbero approfondendo vari aspetti tecnici. Ma dovendo essere in grado di intervenire su Vicenza, i tempi per una decisione potrebbero essere stretti. Ma sul punto il riserbo è massimo.

Le difficoltà di PopVi stanno nel prezzo di offerta delle nuove azioni. I numeri che girano presso le banche d’affari sono chiari: l’istituto guidato da Francesco Iorio ha 2,4 miliardi di patrimonio tangibile, che sale a 3,9 miliardi con gli 1,5 miliardi di aumento. Se valutata ai multipli attuali del sistema bancario italiano, cioè 0,35 volte il patrimonio, in Borsa PopVi varrebbe all’incirca 1,3 miliardi, cioè meno dell’aumento stesso. La valutazione potrebbe alla fine però non essere così negativa: per attirare investitori la banca intende fare leva sulla pulizia avviata dal nuovo management (oggi il board dovrebbe cooptare un consigliere dopo i tre dimessisi su pressione della Consob), sulla concentrazione nella ricca area del Veneto e sule potenzialità di incremento del titolo legate alle prossimo giro di fusioni, da cui Vicenza non sarà esclusa.

Fabrizio Massaro

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