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Aumento Pop Vicenza, l’esame Consob. Paracadute Atlante: 0,10 euro per azione

MILANO Una forchetta troppo ampia, che si è subito ristretta. Il consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Vicenza martedì aveva indicato in un intervallo compreso tra 10 centesimi e 3 euro il prezzo di emissione delle nuove azioni in vista dell’aumento di capitale da 1,763 miliardi di euro. È bastato un primo confronto con il mercato e, in particolare, con il fondo Atlante — che recentemente ha rilevato da Unicredit l’onere di sottoscrivere l’eventuale (probabile) inoptato — per arrivare a capire che la forchetta semplicemente non esiste. Atlante sottoscriverà azioni della Vicenza solo a 10 centesimi di euro e a quel punto, ha detto ieri Francesco Iorio, amministratore delegato della banca veneta, uscendo dal comitato esecutivo dell’Abi, «tutti compreranno allo stesso prezzo». Cioè 10 centesimi.

Basterà insomma che una sola azione, tra le oltre 17 miliardi di nuove azioni che saranno emesse, non venga sottoscritta, per chiamare l’intervento di garanzia di Atlante, il fondo che si sta costituendo all’interno di Quaestio sgr e, conseguentemente, abbassare al minimo il prezzo di vendita di tutte le azioni che saranno emesse.

Per i vecchi azionisti della banca, presieduta fino a novembre 2015 da Gianni Zonin, un colpo da k.o. I cento milioni di azioni attualmente sul mercato, che nel recente passato avevano spinto la capitalizzazione della Popolare di Vicenza oltre l’iperbolica quota di 6,2 miliardi di euro, valgono adesso circa 10 milioni.

Davanti a un’accoglienza da parte degli investitori istituzionali quasi fredda, il ricorso alle risorse che il fondo Atlante sta raccogliendo dalle principali banche e assicurazioni italiane, passando tra le fondazioni ex bancarie e la Cdp, appare l’unica via per mettere in sicurezza una banca sotto pressione sia sul fronte patrimoniale che della liquidità, con un business minato nei fondamentali e che è quotidianamente chiamata a fare i conti con la disaffezione dei clienti. Quella che era la decima banca italiana si trova di colpo a fare i conti con un ventennio ingombrante.

In un panorama di diffusa debolezza e di urgenza, hanno spazio anche logiche speculative. La Popolare di Vicenza si trova però, prima di tutto, a fare i conti con il passato. Al sentiment negativo del mercato ha contribuito anche il voto dell’assemblea del 26 marzo scorso, quando non venne ammessa l’azione di responsabilità verso i precedenti amministratori: un segnale che la discontinuità con il passato non era netta come si voleva lasciare intendere. Così sarà l’imminente aumento di capitale, con l’ampia diluizione del vecchio azionariato, ad agire dove i meccanismi di autoregolamentazione hanno fallito: un passo doloroso per molti, ma inevitabile.

Intanto, Iorio ieri sera è partito per Londra, dove oggi incontrerà alcuni possibili investitori. Sarà a Milano domani, quando in mattinata all’hotel Four Season la banca presenterà l’intera operazione di quotazione. Sempre che si concretizzi il via libera della Consob, atteso nella serata di ieri.

Stefano Righi

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