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Aumento Mps verso 2,5 miliardi Fondazione e i soci del patto si preparano al nuovo esborso

Conto alla rovescia per il cda del Monte, che alzerà il velo sul Capital plan per chiudere la mancanza di capitale ( lo shortfall ) evidenziato dai test della Bce. Mancano all’appello 2,1 miliardi ma sono in molti a giurare che il consorzio di garanzia — non ancora formalizzato — si starebbe muovendo in un’ottica di 2,5 miliardi, per avere un cuscinetto supplementare rispetto alla ricostituzione dei criteri minimi indicati da Francoforte. Allo studio ci sarebbe anche l’ipotesi di realizzare l’aumento senza diritto di opzione per i soci attuali, così da agevolare l’ingresso di nuovi azionisti. Il consiglio di oggi farà il punto anche sulle altre misure, non diluitive e non onerose per la banca — come era stato detto nella nota di domenica — che il Montepaschi intende prendere. Si tratterà probabilmente della vendita di cartolarizzazioni e di piccoli pacchetti azionari in pancia al gruppo; non cifre sconvolgenti come volumi. Non ci sarà sicuramente, in quanto espressamente già escluso, il rimborso in ritardo dei Monti bond. Ed è invece proprio questa la strada perorata dal Pd senese e toscano, in un incontro con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. I democratici avrebbero manifestato la necessità di rinegoziare tempi e termini del rimborso di 1,1 miliardi di euro e avrebbero anche espresso contrarietà all’ipotesi di fusione di Mps con una banca straniera o italiana più grande.

Intanto la cronaca della vigilia del cda registra la riunione della Fondazione (c’è stata la Deputazione) che ha provveduto alla nomina di un advisor, Fonspa. Il Credito fondiario, controllato da Tages holding (Andrea Munari, Panfilo Tarantelli, Umberto Quadrino e Sergio Ascolani seguiranno la Fondazione) avrà il ruolo di «supporto delle decisioni che dovrà prendere la Fondazione» in merito all’aumento. Il presidente Marcello Clarich (ora al 2,5% della banca) ha chiarito il dilemma: «Aderire o no saranno scelte difficili entrambe», ha detto (anche se non farlo potrebbe essere l’ipotesi più ardua). Gli altri due soci del patto di sindacato Btg pactual e Fintech sembrano orientati ad aderire pro-quota.
La Borsa brinda ancora (+5,35% il titolo), ignorando la “frenata” del Santander (ieri l’ad Javier Marin parlando con gli analisti ha detto secco: «Non stiamo guardando» il dossier e «non abbiamo contatti») mentre Moody’s ha messo sotto osservazione il rating dei covered bond del Monte. Continua invece il giallo della proposta cinese: la Consob ha avviato accertamenti per verificare l’ipotesi di manipolazione informativa in merito all’annuncio della società Nit Holdings, di voler investire 10 miliardi per ristrutturare Mps. Ieri lo studio legale Capecchi di Firenze ha confermato che la manifestazione di interesse è stata inviata via posta elettronica certificata al Monte, alla Consob e a Bankitalia.
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