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«Aumento Mps sul mercato, lo Stato non diventerà socio»

Due volte sul mercato a distanza di pochi mesi, sembra non esserci pace per il Monte dei Paschi. La Borsa reagisce a suo modo, prima vendite, poi acquisti. Alla fine il titolo perde più del 3%. «Il mercato ha sempre ragione, naturalmente. Ma una cosa sento di dirla: la situazione era complicata, con molti attori coinvolti, e siamo stati reattivi e veloci». Alessandro Profumo ci tiene a ribadirlo: «Sono venuto qui per spirito di servizio, per fare questo lavoro senza compenso da presidente. Ricordo che a febbraio 2013 abbiamo avuto una crisi reputazionale incredibile. E abbiamo risalito la china. L’esame della Bce e gli stress test sono arrivati mentre eravamo in convalescenza. Però vorrei dire questo: nonostante tutto, ci siamo ancora e i risultati industriali si vedono, anche nei numeri del bilancio, con riduzione dei costi e più commissioni. La banca, con i suoi 27 mila dipendenti, ha saputo reagire. Anche questa volta». 
Sì, ma per tanti giorni c’è chi ha invocato l’ingresso dello Stato…
«Come vede i soci privati hanno deciso di supportare la banca che , lo ricordo, è il terzo istituto del Paese. L’ipotesi Stato, per quanto ci riguarda, non è mai stata presa in considerazione. Dopo aver rimborsato 3 miliardi dei Monti-bond, rimborseremo l’ultimo miliardo che resta».
Quindi Stato completamente fuori…
«Sì. E bisognerebbe ricordare che molte banche, inglesi, tedesche, spagnole non possono dire lo stesso. Lo Stato da loro è ben presente nel capitale».
Ma perché un socio, dopo l’aumento da 5 miliardi della primavera scorsa dovrebbe dire sì anche questa volta al piano da 2,1 miliardi?
«Abbiamo adottato una soluzione lineare, con l’aumento potremo continuare il lavoro di rilancio che sta dando i suoi frutti. Abbiamo un piano industriale credibile che ci ha già dato dei risultati. Credo che alla fine si tratterà di un investimento apprezzabile da chi crede nella ripresa dell’economia del Paese».
Avrà pensato per un momento che la Bce è stata più severa con le banche italiane ?
«No. Gli scenari degli stress test (le previsioni sull’andamento del Pil, ndr) erano stati concordati con tutti i Paesi. Quello italiano è particolarmente avverso perché la situazione del Paese è più complicata. Non solo per Mps. Anche se molti dimenticano che a seguito della valutazione degli asset (asset quality review, ndr) abbiamo un CET1 del 9,5%, una dato positivo, ben al di sopra della soglia minima dell’8%. Il Paese peraltro si sta dando da fare, come lo abbiamo fatto noi con la decisione di mercoledì. Un passaggio importante».
A questo punto la Fondazione si diluirà ancora
«L’ente è sceso in modo impensabile rispetto solo a qualche anno fa. A circa il 2,5% del capitale. Hanno individuato un advisor e faranno le loro valutazioni. Mi pare comunque che fin qui il loro percorso sia stato molto importante».
Da dove vengono le fragilità maggiori?
«Siamo penalizzati soprattutto dal portafoglio crediti che riflette le difficoltà delle piccole e medie imprese»-
Quali saranno i tempi dell’aumento di capitale?
«Nel 2015, a valle dell’approvazione del bilancio 2014 e prima dei nove mesi –da adesso – previsti dalla Bce».
E poi la fusione…
«Il primo passo è il piano, quindi rafforzare il patrimonio e poi riflettere su tutte le soluzioni possibili per aumentare il valore della banca e generare capitale internamente».
E le cessioni..
«Con la Ue avevamo concordato già un piano, ora prevediamo vendere altri attivi Cessioni per circa 220 milioni»
I soci Btg e Fintech sono dalla vostra parte?
«I soci sono di supporto a questo piano. A noi il compito di realizzarlo».
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