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Aumento Mps, Profumo: vado avanti

MILANO — Resta confermato il vertice del Montepaschi. Alessandro Profumo resta alla presidenza dell’istituto senese, Fabrizio Viola al comando come amministratore delegato. Ora si ricomincia a lavorare all’aumento di capitale da 3 miliardi necessario a ripagare gran parte dei 4 miliardi di Monti bond ottenuti come aiuti di Stato. E si comincia a fare il conto di quanto potrà costare: una cifra che potrebbe superare i 250 milioni tra maggiori interessi sui Monti bond e costi vivi della ricapitalizzazione.
L’esito del consiglio di amministrazione di ieri pomeriggio era dato quasi per scontato dal mercato — anche per questo il titolo è salito per l’intera giornata fino a 0,1861 euro, +2,65% — specialmente dopo le pressioni affinché i due banchieri non lasciassero la guida della banca dopo lo scontro in assemblea con la Fondazione Mps, primo azionista al 33,4%. Non era invece scontato che a presentarsi dimissionario davanti al consiglio fosse Viola: piuttosto tutti gli occhi erano puntati su Profumo, mentre l’amministratore delegato veniva dato stabile a Rocca Salimbeni dopo che la Banca d’Italia nei giorni scorsi aveva fatto capire di non gradire un passaggio del banchiere da Siena a Milano per guidare la Bpm. Al consiglio è stato però proprio il capo-azienda a presentarsi con la lettera di dimissioni, «quale soggetto proponente» l’aumento a gennaio. Le dimissioni sono poi state ritirate dopo aver ottenuto «all’unanimità» la conferma sulla fiducia da parte del consiglio, che ha anche espresso «l’auspicio» che la Fondazione guidata da Antonella Mansi «sia in grado di procedere alla dismissione della partecipazione in Mps in tempi rapidi, con un impatto positivo per realizzare l’aumento di capitale». L’ente ha già cominciato a cedere piccole quote sul mercato ma è in cerca di una soluzione strategica con investitori istituzionali italiani e stranieri con i quali condividere la governance della banca, sia pure rimanendo con una quota poco più che simbolica.
Profumo ha invece preferito non mettere sul tavolo la sua uscita dalla banca. Nei confronti del presidente di Mps avrebbe avuto effetto la moral suasion del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Nei giorni scorsi un’opera di convincimento sarebbe stata svolta anche dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, in una telefonata con lo stesso Profumo. «Faremo l’aumento di capitale», ha detto ieri il banchiere dopo il consiglio. La decisione dei vertici è «non solo un risultato positivo per il gruppo Mps, ma anche per l’intero sistema bancario italiano», ha commentato Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, «una loro uscita avrebbe avuto effetti destabilizzanti».
Ora la banca punta a far partire l’aumento nel più breve tempo possibile, fermo restando il termine iniziale del 12 maggio deciso dall’assemblea del 28 dicembre su proposta della Fondazione Mps — che ha superato la proposta originaria del management di partire a gennaio — e considerando anche le condizioni del mercato. Lo spread in calo aiuta la banca, carica di oltre 20 miliardi di Btp in pancia, ma i maggiori interessi sui Monti bond — 120 milioni stimati a maggio — zavorreranno i conti dell’istituto. E potrebbero rendere più onerose le commissioni per le banche del consorzio di garanzia, già stimate in 120-150 milioni (comprese le consulenze e gli altri costi). Non a caso il consiglio ha deliberato — anche in risposta alla Consob — di avviare approfondimenti tecnico-legali sugli «eventuali effetti dannosi conseguenti allo slittamento» della ricapitalizzazione, anche se la banca «farà quanto in proprio potere per effettuare l’operazione di aumento di capitale nei tempi deliberati dall’assemblea».

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