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Aumento Mps, in bilico il muro del 50%

di Sergio Bocconi

MILANO – A Siena il prossimo appuntamento è per il 10 novembre, quando si riunirà il consiglio sui conti del trimestre più nero per i mercati. In quella occasione si parlerà, ma senza prendere decisioni, sulle indicazioni dell'Eba, che ha «prescritto» per il Montepaschi un cuscinetto di capitale di 3 miliardi. Per le decisioni occorrerà attendere qualche tempo perché le «tessere» dovrebbero andare a posto entro fine anno. E allora si saprà se la banca guidata da Antonio Vigni (che ieri in Borsa ha perso il 10,2%) sarà di fronte a un bivio fra aumento di capitale o altre soluzioni.
In parte l'attesa dipende da fattori comuni con gli altri istituti ai quali è stato richiesto un fabbisogno aggiuntivo di capitale per far fronte all'incremento del rischio dei titoli del debito sovrano in portafoglio: Unicredit per 7,3 miliardi, che ieri in Piazza Affari ha ceduto il 12,4%, Banco Popolare per 2,8 miliardi (-8,98%), Ubi per 1,48 miliardi (-6,81%). Anzitutto le cifre europee sono state determinate sulle semestrali applicando però valutazioni di mercato per i titoli di debito sovrano. Occorre quindi attendere l'aggiornamento almeno ai nove mesi. Inoltre sono state sollevate dure obiezioni a calcoli e metodi utilizzati. Anche Bankitalia del resto ha definito i dati «preliminari e indicativi». Ci sono poi motivi specifici di attesa, variabili secondo gli istituti.
Il Montepaschi, nella sua replica ai dati, ha fatto presente che il buffer di capitale richiesto dall'Eba non tiene conto della conversione del prestito convertibile «fresh» 2003 per 320 milioni circa, annunciata dalla Fondazione per fine anno. Inoltre Siena si avvia a «contestare» due elementi. Primo: il calcolo europeo non comprende nel capitale primario il «fresh 2008», uno strumento che ha già previsto emissione e sottoscrizione di nuove azioni per circa 950 milioni. Si tratta di uno strumento assimilabile al cashes di Unicredit, anch'esso oggetto di un «dibattito» che ancora non ha trovato soluzione definitiva. In sostanza su questi titoli (custoditi da Jp Morgan con diritto di usufrutto della banca) viene pagata una cedola solo una volta remunerati gli azionisti con i dividendi e i Tremonti bond. Nel caso le autorità non riconoscessero la «qualità» primaria di questi strumenti, Mps potrebbe avviare cambi di regolamento. Secondo Siena infine l'Eba ha calcolato nel rischio sovrano anche i derivati sottoscritti a copertura del rischio tasso: se quindi i fresh venissero riconosciuti capitale e fossero scomputati i derivati, il fabbisogno si annullerebbe. Tutto da approfondire, verificare, negoziare. Nodi che potrebbero essere sciolti entro fine anno. In ogni caso un fatto appare subito certo: il Montepaschi non restituisce per il momento i Tremonti bond, sottoscritti per 1,9 miliardi e che dovevano essere in tutto o in parte rimborsati con l'ultimo aumento di capitale da circa 2 miliardi.
A «nodi sciolti» se tutto andasse nella direzione auspicata da Mps, Siena non avrebbe più bisogno di operazioni straordinarie. Nell'eventualità intermedia e soprattutto in presenza di una «sconfitta» su tutti i fronti Mps potrebbe trovarsi di fronte a un bivio. In caso di maxi aumento la fondazione, che è riuscita in occasione dell'ultima ricapitalizzazione a conservare la maggioranza cedendo azioni e ricorrendo a prestiti, dovrebbe decidere se indebitarsi ancora o andare in minoranza. Oppure se aderire a proposte di consolidamento con altri istituti. Ma questo capitolo, oggi, è impossibile scriverlo.

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