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Aumento Mps entro l’anno, giù in Borsa

«Abbiamo dormito poco in questi ultimi giorni», si lascia scappare Marco Morelli, amministratore delegato di Mps in conferenza stampa. In effetti il board ha lavorato fino a tarda notte lunedì per approvare piano industriale e rafforzamento patrimoniale in modo da poter terminare il salvataggio da 5 miliardi di euro entro l’anno, se non ci saranno turbolenze sui mercati legati a un eventuale «no» al referendum del 4 dicembre, tali da far saltare il consorzio di garanzia. Su Siena il mercato è sempre in agitazione: ieri il titolo ha oscillato dal +20% della mattina al -15% della chiusura a 0,30 euro, dopo il +100% dell’ultima settimana.

Ai nuovi azionisti e ai detentori di bond subordinati verrà offerto una banca nuova, ripulita dai crediti in sofferenza (npl). Sarà un Mps che farà credito affidandosi sempre di più ai sistemi automatizzati, per evitare i prestiti «di favore» che hanno portato alle enormi perdite di questi anni. E che amplierà l’approccio internet grazie all’esperienza maturata in soli 18 mesi dalla neonata banca online del gruppo, Widiba. L’obiettivo economico è di 1,1 miliardi di utili al 2019 con redditività all’11%. Per riuscirci Morelli taglierà 500 filiali (dalle attuali 2000) e 2.600 dipendenti utilizzando 550 milioni del Fondo di solidarietà. Previste anche 300 assunzioni, e questo ha spinto i leader sindacali Lando Sileoni (Fabi), Massimo Masi (Uilca) e Giulio Romani (First Cisl) a dare fiducia a Morelli.

Il ceo dovrà adesso affrontare la partita finanziaria, insieme con il nuovo cfo Francesco Mele. L’iter per la cessione dei 27,7 miliardi di npl è già partito, e questo si riflette nella trimestrale chiusa con 849 milioni di perdite dopo 750 milioni di rettifiche. Ma perché la cartolarizzazione abbia successo serve che ci sia la copertura, cioè i 5 miliardi di nuovo patrimonio. Nel suo roadshow organizzato dalle banche Jp Morgan e Mediobanca Morelli volerà anche nel Golfo per incontrare i fondi sovrani di Qatar, Kuwait e Abu Dhabi, potenziali soci stabili contattati da Jp Morgan.

Primo appuntamento ufficiale: l’assemblea del 24 novembre. Da lì partirà la conversione volontaria dei 5 miliardi di bond subordinati, anche in mano ai risparmiatori; sulla base di quanto recuperato tra conversione e anchor investor si fisserà l’aumento di capitale vero e proprio, verosimilmente senza diritto di opzione. Sul piano alternativo di Corrado Passera, Morelli ieri è stato generico: «Massima apertura a considerare chiunque possa dare un contributo». Ma l’impianto generale resta quello di luglio, approvato dalla Bce.

Ieri un appoggio è venuto dal ministro dell’Economia: il piano «è importante». Per Pier Carlo Padoan, che a Politics è tornato sull’uscita dell’ex ceo Fabrizio Viola, «è chiaro che un azionista importante come il Tesoro debba avere, come avuto, rapporti con il top management della banca. Ci siamo sentiti con il dottor Viola e valutato cosa fosse meglio per la banca. Francamente sentire parlare di accuse mi sembra ridicolo».

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