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Aumento Mps, corsa al titolo Profumo: scommessa vinta

Per il presidente Alessandro Profumo si è trattato di «una buona partenza» della ricapitalizzazione anche se, ha ammesso, il rialzo di Mps in Piazza Affari è da attribuire «in parte a motivi tecnici». Gli stessi motivi tecnici che nelle sale operative hanno creato ieri più di una tensione. Nel giorno di avvio dell’ aumento fino a 5 miliardi, una maxi richiesta al mercato della banca che ai prezzi di venerdì ne valeva 2,8, è stato impossibile per l’intero corso della seduta scambiare azioni Mps. La forte richiesta ha fatto sì che i titoli restassero congelati per eccesso di volatilità fino all’asta di chiusura, quando il rialzo è stato di quasi il 20%(+19.8%). 
Rispetto al riferimento rettificato della scorsa settimana di 1,54 euro, Mps è salita a quota 1,848 con 3,3 milioni di pezzi scambiati (dai quasi 6 della media delle ultime sedute). Le azioni sono state scambiate ieri anche a Francoforte in quantità molto limitata, anche se a fine giornata a far notizia è il prezzo salito del 109% a 3 euro.
I diritti sono stati invece regolarmente trattati a Milano perdendo per effetto degli arbitraggi il 6,93% a 21,5 euro dai 23,1 euro tra scambi per 6,1 milioni di pezzi.
La caccia grossa alle azioni è anche una diretta conseguenza delle caratteristiche di quest’operazione fortemente diluitiva (il passo indietro prevede il sostanziale azzeramento della quota, 97,7%), tanto che la Consob con una nota diffusa venerdì scorso aveva messo in guardia dalle turbolenze sui prezzi e annunciato un monitoraggio che ieri il presidente dell’Authority Giuseppe Vegas ha definito «ordinario, in queste situazioni — ha spiegato — lo facciamo sempre».
L’aumento Mps presenta un netto sbilanciamento tra titoli in circolazione e il numero di azioni che comporranno il capitale una volta conclusa l’operazione (27 giugno) che prevede l’emissione fino a circa 5 miliardi di nuove azioni ordinarie al prezzo di 1,00 euro, in rapporto di 214 nuove azioni ogni 5 possedute. Le risorse serviranno anche per pagare i Monti bond, mentre ieri è arrivato l’ok al posticipo da luglio ad agosto della rata di interessi.
Mps è anche il «sottostante» di contratti derivati che hanno visto schizzare da 50 a 1.000 il numero di azioni che necessario possedere a garanzia in caso di vendita. La banca senese è anche parte dell’indie Ftse di Borsa Italiana che da ieri valuta modifica della gestione dell’aumento e del calcolo del panieri che dovrebbero essere annunciate questa mattina.
La ricapitalizzazione porterà al rafforzamento dei soci sudamericani, dopo la discesa della Fondazione che ieri ha approvato il bilancio chiuso con 20 milioni di utile e la speranza di individuare entro il Palio del 2 luglio il successore della presidente in uscita Antonella Mansi. «Quello che conta è la strategia d’impresa, non la senesità o l’italianità» è tornato a ribadire Profumo nel corso di un incontro al «Corriere» sottolineando, in tema di strategie, che nel caso di Mps la dimensione locale è importante perché a Siena la banca ha 47% di quote di mercato. In un’intervista al «Financial Times», l’ex capo di Unicredit ha ricordato che al suo arrivo al Monte «nessuno avrebbe scommesso che la banca sarebbe stata sul mercato e che Profumo sarebbe stato in grado di fare il presidente». «Credo di aver vinto entrambe le scommesse».

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