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Aumento Mps al via, tensione in Borsa

Copione rispettato. Come accaduto a giugno 2014 (con l’aumento da 5 miliardi), la nuova ricapitalizzazione da 3 miliardi di Banca Mps parte sotto tensione, con forti acquisti sui titoli e vendite a raffica sui diritti. La pressione è stata tale che per tutta la seduta il titolo è rimasto congelato ed è riuscito a fare prezzo solo nel finale, registrando un’impennata dell’11,28%. In direzione opposta si sono mossi i diritti, crollati del 18,4%, a 6,14 euro. Se si guarda al valore complessivo di Mps – rettificato rispetto alla chiusura di venerdì da 9,448 euro – questo è sceso a 8,28 euro, con un calo complessivo del 12 per cento.
«Il titolo sale – ha commentato ieri il presidente di Mps Alessandro Profumo – ma il diritto scende, ci sono un po’ di problemi tecnici come abbiamo visto anche nell’aumento di capitale precedente». Per questo «bisogna vedere l’insieme delle due cose e come procede il combinato disposto dei due elementi». Comunque, ha concluso Profumo, «é veramente presto per esprimere qualsiasi giudizio».
Come previsto dagli osservatori, e segnalato dalla stessa Consob (che sta monitorando l’operazione, soprattutto in tema di vendite allo scoperto), nel primo giorno la ricapitalizzazione ha seguito sostanzialmente lo stesso andamento dello scorso anno, quando l’azione schizzò del 20% e i diritti caddero del 7%.
Le ragioni tecniche
Del resto, in entrambi i casi a pesare sull’andamento degli scambi è la natura fortemente diluitiva dell’operazione. Chi oggi non sottoscrive vede la sua partecipazione “annacquata” del 90,9%. L’aumento di capitale prevede infatti l’emissione di 2,55 miliardi di nuove azioni, a fronte dei 255 milioni di titoli oggi esistenti. Nel dettaglio, agli azionisti sono offerte 10 nuove azioni ordinarie per ogni azione posseduta, al prezzo di 1,17 euro ciascuna, con uno sconto del 38,9% sul prezzo ex-diritto (Terp) calcolato alla chiusura di giovedì 21 maggio.
Le azioni esistenti sul mercato oggi sono quindi una parte residuale rispetto a quella che si troverà a offerta conclusa, ovvero l’8 giugno. La conseguenza è semplice: chi oggi si trova a dover chiudere le proprie posizioni sul titolo ha difficoltà nel trovare fisicamente le azioni, che scarseggiano. Chi è in una posizione ribassista (short) sul titolo, ad esempio, deve correre a rastrellare titoli sul mercato per coprirsi, ma la scarsità dell’offerta è tale da rendere problematica l’operazione. Ugualmente, chi ha opzioni call (opzioni a comprare), e intende esercitarle, non riesce a trovare le azioni sul mercato per chiudere la posizione, oppure ne trova ma a prezzi eccessivi.
In questo scenario, si crea una distanza incolmabile tra domanda e offerta (spread bid-ask), un divario che tenderà ragionevolmente a chiudersi nei prossimi giorni. Undici mesi fa, il titolo schizzò del 43% in due sedute per poi sgonfiarsi nelle giornate successive. Le attese sono per un riallineamento al prezzo implicito espresso dal diritto, lo strumento che di fatto offre una valutazione più “realistica” del valore dell’azione stessa, e ad esso gli analisti consigliano di guardare.
Gli azionisti e la Bce 
Al di là dell’andamento in sè e della buona riuscita dell’operazione (che è comunque garantita da un consorzio di 21 banche), l’aumento di capitale di Mps sarà da osservare anche per le mosse degli azionisti. Ieri è emerso che la Fondazione (si veda articolo a lato) parteciperà all’aumento per la quota di 1,55% del capitale, livello a cui è scesa dal precedente 2,5%. Limatura anche per Btg Pactual, scesa all’1,9% dal 2% lo scorso 18 maggio. Certo è che invece con l’aumento di capitale non tutti i problemi di Mps saranno risolti. A ribadirlo è la stessa Bce, in una lettera firmata dallo stesso Mario Draghi, che accompagna la documentazione relativa all’aumento di capitale. Francoforte sottolinea che «l’aumento di capitale da solo non basterà a risolvere i problemi strutturali» di Mps. Secondo Draghi, Mps «deve dare una soluzione definitiva ai suoi problemi strutturali». Nel mirino ci sono in particolare, oltre alla «debole situazione del capitale», anche «l’esposizione ai crediti problematici» e la «bassa performance degli utili». Poichè l’aumento di capitale appare insufficiente, nel giudizio della banca centrale, «non solo il primo elemento del piano, ma anche gli altri due componenti devono essere realizzati».

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