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Aumento Iva rinviato fino a dicembre

Enrico Letta sottolinea «l’unità d’intenti e il forte sostegno politico», Fabrizio Saccomanni l’«apertura e la collaborazione». I nodi dell’Imu e dell’Iva restano ancora lì sul tavolo, tutti da sciogliere, ma quanto meno il Pd e il Pdl, hanno deposto le armi, rinunciato ai proclami e, da ieri, dopo la riunione dei capigruppo parlamentari con il governo a Palazzo Chigi, hanno cominciato a lavorare insieme sulle soluzioni concrete. Ed un primo risultato, il rinvio degli aumenti Iva almeno a fine anno, è già all’orizzonte.

Intanto un emendamento al dl sulle carceri, approvato in commissione giustizia al Senato, ripropone la tassa al 58,5% sulle sigarette elettroniche, gia’ entrata e uscita da bozze di altri provvedimenti. Questa volta, se approvata definitivamente, servirà a coprire i 35 milioni necessari a evitare i tagli previsti per gli agenti penitenziari. Lunedì prossimo, all’Economia, il confronto politico proseguirà con i tecnici di Saccomanni sulla riforma dell’Imu e, più in generale, sulla tassazione sugli immobili. Ma già ieri il vertice tra governo e maggioranza ha fatto segnare passi avanti importanti per l’Iva. Innanzitutto l’intesa sul meccanismo con il quale recuperare il miliardo di euro che serve per rinviare ancora l’aumento dell’imposta da fine ottobre a fine anno. La copertura arriverà dai maggiori incassi Iva garantiti da un’accelerazione dei pagamenti dello Stato alle imprese. Si cercherà di anticipare a quest’anno parte dei pagamenti previsti per il 2014: l’obiettivo è quello di saldare altri 20 miliardi di euro di fatture, facendo così crescere il relativo gettito fiscale.

Altro risultato del vertice è la modifica delle coperture individuate per compensare lo slittamento dell’aumento Iva da luglio a fine settembre. Il decreto del governo recupera il miliardo di euro necessario con l’aumento degli acconti fiscali, ma governo e maggioranza ieri hanno deciso di evitare almeno l’aumento degli acconti Ires di novembre al 101%. C’è invece ancora molto da lavorare sull’Imu, che sarà oggetto di approfondimenti tecnici specifici. Ieri Saccomanni ha presentato alla maggioranza un dossier molto corposo con tutte le ipotesi possibili di intervento. Dall’abolizione completa dell’imposta sulla prima casa, che costerebbe 4 miliardi di euro l’anno, ad un alleggerimento basato su aliquote differenti per classi di reddito, su un aumento della franchigia, sulla riduzione del coefficiente di moltiplicazione catastale. Offrendo alla maggioranza anche alcune ipotesi sulla copertura dello sgravio, centrate essenzialmente sui tagli alla spesa.

Starà ora ai partiti e ai tecnici del Tesoro approfondire queste ipotesi e renderle compatibili con le risorse disponibili. Potrebbe esserci una soluzione-ponte per il 2013, con la vera e propria riforma della tassazione degli immobili, che abbraccerà anche la Tarsu e le imposte di registro ipotecarie e catastali, da affidare alla Legge di Stabilità per il 2014. Che nella maggioranza si respiri un clima di maggior collaborazione, almeno sui temi economici, lo conferma anche il lavoro della Commissione Finanze della Camera sulla delega fiscale. Il Comitato ristretto, dove sono rappresentati tutti i gruppi, procede a ritmo serratissimo e in piena concordia. Ieri è stato raggiunto un accordo di massima per introdurre nel nuovo fisco riformato il principio del contrasto di interessi. Vale a dire la possibilità di scaricare scontrini e fatture dall’imponibile. Sarà selettivo e non generalizzato ma è un altro passo avanti importante .

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