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Aumento Iva, la promessa di Alfano «Al lavoro per trovare le risorse»

«Mi piacerebbe essere qua a dire che l’Iva non aumenta, vorrei ma non lo posso fare». La franchezza del ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato non è sufficiente a placare l’ira dei commercianti che dai mugugni passano ai fischi e non ascoltano nemmeno il loro presidente Carlo Sangalli intervenuto per placare gli animi. Un gruppo di una cinquantina di persone decide per protesta di abbandonare la sala dell’Auditorium di via della Conciliazione dove si svolge l’assemblea annuale della Confcommercio. Il ministro contestato la platea deciderà alla fine di applaudirlo quando parlerà delle misure in arrivo sulla semplificazione e sul sostegno alle piccole e medie aziende.

Aveva ragione dunque Sangalli quando nel suo intervento aveva avvisato che «l’aumento dell’Iva è benzina sul fuoco ardente della recessione». Un nervo scoperto del popolo dei piccoli imprenditori che già l’altro giorno aveva visto gli artigiani mandare un messaggio di protesta sempre al ministro Zanonato che aveva detto più o meno le stesse cose di ieri. Ma per i commercianti, che da almeno due anni hanno lanciato l’allarme del calo dei consumi, è un provvedimento insopportabile. E a nulla è valsa l’operazione-verità decisa da Zanonato quando ha candidamente ammesso «che vorremmo non fare l’aumento ma si tratta di una decisione presa dal governo precedente e il corrispondente incremento è già all’interno del bilancio dello Stato».

Proprio la mancanza di risorse è alla base della scelta del premier Enrico Letta di non inserire nel “decreto del fare” annunciato l’altro giorno dopo il vertice di maggioranza anche il blocco o il rinvio dell’aumento di un punto dell’Iva.

Ma la protesta di ieri, non proprio usuale nel pacifico mondo dei negozianti, ha forse fatto cambiare il mood della politica. In sala, nelle prime file, c’erano i segretari Guglielmo Epifani (Pd), Angelino Alfano (Pdl), Pierluigi Bersani e altri ministri come Massimo Bray della Cultura e del Turismo. Il Pdl intero, da Alfano a Brunetta, da Schifani a Lupi, si è schierato con la protesta dei commercianti mentre il Pd ha sposato una linea più riflessiva. E se Epifani ha osservato di sperare «che l’Iva non aumenti ma dobbiamo aspettare ancora per saperlo», il neo responsabile economico del partito Matteo Colaninno ha condiviso le ragioni della Confcommercio sostenendo «la priorità dello stop all’Iva che darebbe il colpo definitivo a migliaia di imprese già in difficoltà».

Sangalli, nel suo lungo e applaudito intervento, ha usato passaggi duri per non deludere la rabbia montante degli associati ma anche molto misurati per cercare di non infuocare gli animi. «La moralità della politica è far seguire alle decisioni i fatti, altrimenti le urne rischiano di farsi sempre più vuote». Le nostre imprese – ha continuato il leader dei commercianti – per quel che valgono in termini di Pil, occupazione, riferimento economico e sociale, meritano rispetto, siamo stanchi dell’elogio di circostanza». Le cose da fare sono note da anni, inutile ripeterle dice Sangalli, che preferisce far parlare le drammatiche cifre del Centro studi ricerche (Cer) cui ha affidato la radiografia dell’economia italiana. Che sono ancora peggiori di quelle illustrate in questi giorni da Confindustria e Confartigianato. Dal 2008 i lavoratori perduti – tra dipendenti e imprenditori – sono ben 950 mila e il crollo del potere d’acquisto per ogni famiglia è arrivato a superare la non sostenibile quota di 3.400 euro. La teoria del governo berlusconiano, seppur sostenuto da molti commercianti, di spostare la tassazione dalle persone alle cose (cioè meno Irpef e più Iva) per il Cer è sbagliata e comporterebbe ulteriori perdite da 200 a 50 euro per nucleo familiare.

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