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Aumento FonSai, oggi i primi riscontri. Il nodo dell’inoptato

Si chiude l’aumento di capitale di Fondiaria Sai e di Unipol e oggi, in serata, verranno diffusi i dati ufficiali delle ripatrimonializzazioni. Numeri che, per quanto riguarda FonSai, potrebbero rivelare risultati migliori delle attese. Le prime indicazioni raccolte tra le banche depositarie sarebbero buone. Anzi, l’esito potrebbe essere distante da quelli che sono i rumor trapelati sul mercato negli ultimi giorni, ossia quando si è arrivati a stimare quote di inoptato piuttosto consistenti, complice il fatto che a Piazza Affari il valore del diritto d’opzione è stato azzerato.
Ma qual’era il rischio mercato? Degli 1,1 miliardi di euro richiesti agli azionisti, Unipol garantiva più o meno 500 milioni, tra capitale ordinario e risparmio, poi c’è il pacchetto del 7% in mano a UniCredit, che sarebbero altri 60 milioni e quindi le quote in capo a Sator e Palladio: qui il contributo potrebbe fermarsi a poco più di 25 milioni. Il mercato avrebbe quindi dovuto assorbire circa 500 milioni. Allo stato attuale non è possibile stabilire con certezza quanto sia stato effettivamente sottoscritto, ma stando alle prime indicazioni la risposta sarebbe stata soddisfacente. Questo potrebbe limitare l’eventuale rischio di ribasso sulle quotazioni della compagnia. Dopo l’asta (si sta discutendo se farla partire già domani oppure lunedì prossimo per assicurare cinque giorni di contrattazione consecutiva), l’inoptato finirà direttamente nel portafoglio delle banche che hanno costituito il consorzio di garanzia, ossia Mediobanca, Barclays, Nomura, Deutsche Bank, Ubs, Credit Suisse e Unicredit. Tutte le banche del consorzio, in primis Piazzetta Cuccia, per gli accordi con l’Antitrust, e UniCredit, che con l’aumento rischia di superare la quota del 10% del capitale della compagnia, dovranno cedere i propri pacchetti. Il che potrebbe avere un effetto trascinante sul titolo. Ecco perché Palladio avrebbe anche considerato l’opportunità di non partecipare all’aumento di capitale per ritagliarsi direttamente sul mercato la posizione precedentemente detenuta nella compagnia. Peraltro, sempre oggi o al più tardi domani, il Consiglio di Stato, che si è riunito ieri, dovrebbe emettere il verdetto sul ricorso presentato dai due fondi guidati da Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo dopo che il Tar non aveva accolto la richiesta di sospensiva dell’operazione Unipol-FonSai per un vizio di procedura in relazione al provvedimento dell’Isvap.
Infine, il consiglio di amministrazione di Premafin riunito ieri, preso atto della decadenza del consiglio a seguito delle dimissioni della maggioranza degli amministratori, ha convocato l’assemblea per il rinnovo delle cariche del board e del collegio sindacale per il 27 e il 28 settembre. Il consiglio ha anche deciso di non procedere alla convocazione dell’assemblea chiesta dalla Limbo Invest (Paolo Ligresti) che, nelle scorse settimane, aveva sollecitato una riunione dei soci per revocare gli amministratori in carica e procedere all’elezione di uno nuovo board. Su richiesta della Consob, la holding ha anche fatto il punto sulla posizione debitoria chiarendo che l’indebitamento finanziario netto ammonta a 1,258 miliardi a fine giugno a livello consolidato e a 303,8 milioni a livello individuale. La società ha poi ricordato che lo scorso 19 luglio è stata data esecuzione all’aumento di capitale che ha portato Unipol a detenere l’81% della società.

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