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Aumento da 1 miliardo per Popolare di Vicenza

MILANO — Un miliardo di euro di aumento di capitale, a sorpresa se non altro come importo; al servizio di «operazioni straordinarie di crescita», certo, ma che verrà realizzato a prescindere, puntando al «rafforzamento patrimoniale e al sostegno dell’economia attraverso una significativa politica degli impieghi», come ha spiegato il presidente Gianni Zonin nella conferenza stampa convocata all’improvviso in coda al cda della popolare di Vicenza.
Insomma, con un annuncio che ha un po’ spiazzato gli osservatori, la popolare ha reso noto che il prima possibile, auspicabilmente entro settembre, concluderà la parte dell’aumento da 700 milioni, quella riservata ai soci attuali (e che nelle intenzioni della banca dovrebbe essere collocato dalla stessa rete, senza intervento di consorzi di garanzia). Poi ci sarà la seconda tranche, da 300 milioni, stavolta rivolta a nuovi soci, ma in un arco di tempo ben più lungo, tutto l’anno e forse anche più.
E le acquisizioni, cui stava tanto scommettendo il mercato? Ci sono come idea per crescere (e per rispondere alla moral suasion di Bankitalia) ma per ora non sono ancora entrate nella fase operativa. Di dossier aperti ce ne sono più d’uno – oltre ai gettonatissimi Banca Etruria e Veneto banca – ma i vertici della Vicenza hanno precisato che la banca non è ancora entrata in fase avanzata con nessuno dei potenziali soggetti da acquisire anche se sull’Etruria la popolare ha già presentato una manifestazione d’interesse ed ha ricevuto l’invito ad accedere in data room. «Bisognerà aspettare comunque l’approvazione del bilancio e l’assemblea dei soci» prima di imboccare una strada più definita, ha precisato Zonin. Il direttore generale Samuele Sorato tuttavia conta che almeno un’operazione di aggregazione, tra quelle allo studio dell’istituto, «si possa se non concretizzare almeno avviare » entro la chiusura della doppia operazione di aumento di capitale annunciata. Insomma, la voglia di crescere c’è ma nulla ancora è vicino ad essere siglato anche se, è stato più volte sottolineato, non si tratterà mai di operazioni ostili o con lancio di Opa, né c’è un futuro di quotazione per la Vicenza (Zonin ha più volte sottolineato che i soci della banca non vogliono andare in Borsa).
Resta dunque, almeno per ora, l’aumento di capitale per la popolare, che fa parte del gruppetto di 15 istituti italiani sottoposto alla verifica europea dell’Asset quality review. Con gli aumenti decisi ieri la banca giungerà ad «avere un Core Tier 1 superiore al 12,5%», ha spiegato il dg, in linea con i migliori competitor. La popolare di Vicenza aveva già bussato cassa ai suoi soci pochi mesi fa – nel luglio 2013 – con un aumento di capitale da 253 milioni (e altrettanti con un prestito convertibile) cui è seguito un aumento da 100 milioni diretto a nuovi soci (finanziabili negli acquisti dalla banca medesima).
I vertici della banca ieri hanno anticipato i risultati relativi alle prime linee di bilancio, che vedono un robusto aumento della gestione operativa e un calo dei costi, ma bisognerà aspettare il bilancio vero e proprio per vedere come giocherà il nodo dolente delle rettifiche e delle sofferenze sui conti della Vicenza (così come su tutto il sistema bancario). La semestrale scorsa ha visto le rettifiche su crediti quasi raddoppiare (+97,3% rispetto all’anno prima) mentre il costo del credito è lievitato a 124 rispetto ai 71 punti del primo semestre 2012.

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