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Aumento Carige, strappo in Fondazione

Due dimissioni eccellenti sono seguite alle decisioni di Fondazione Carige assunte lunedì: se ne vanno rispettivamente dal consiglio di indirizzo e da quello di amministrazione Andrea D’Angelo e Guido Alpa, entrambi avvocati e giuristi, in disaccordo con la linea tenuta dal neo-presidente di Fondazione Paolo Momigliano. Quella che Momigliano ha definito una «linea di buon senso» che non contrapponesse Banca Carige e Fondazione nel percorso per l’aumento di capitale fino a 800 milioni di euro è sembrata ai consiglieri una debolezza. La possibilità fatta trapelare da Momigliano quando ha chiesto a Banca Carige la convocazione di un’assemblea urgente per discutere della delega per l’aumento (poter rinunciare all’assemblea se Fondazione e Carige arriveranno a un accordo) è stata definita «infelicissima» dai dimissionari. Le posizioni di D’Angelo e Alpa non sono identiche ma sono critiche nei confronti della gestione della crisi da parte della presidenza: avrebbero voluto più fermezza nel chiedere, come principale azionista con il 46,6%, una rimodulazione dell’aumento di capitale nei tempi, nei modi e nella cifra. Fuori dai denti, Momigliano è sembrato troppo attento alle problematiche della Banca piuttosto che alla mission territoriale della Fondazione. Chiaro che Momigliano la vede in modo opposto e nella convulsa giornata di lunedì si è fatto forte del parere di advisor e consulenti che hanno ribadito come la cosa peggiore per Banca e Fondazione in questo momento nei confronti del mercato sia dare un segnale di disaccordo. Per il presidente ottenere due mesi di dilazione rispetto alla dead line del 31 marzo (si parla della fine di giugno) permetterebbe alla Fondazione di cercare un partner e di stringere accordi per la cessione di diritti di opzione procurandosi la liquidità necessaria a sottoscrivere parte della propria quota e non diluirla così oltre un certo limite. La «linea di buon senso» rappresentata dal presidente preferirebbe che questo nuovo partner venisse individuato in un soggetto interessato a un «investimento di progetto» e non in un fondo con obiettivi speculativi sul titolo. Per questo — ha sostenuto Momigliano — è necessario presentarsi a nuovi soci con un piano industriale e un bilancio 2013 approvato. Troppo cauto e troppo poco per i dimissionari che — invece — hanno insistito sulla convocazione di un’assemblea straordinaria urgente e hanno comunque ottenuto che fra le due opzioni avanzate da Fondazione a Banca Carige la prima sia la proroga della delega per l’aumento di capitale. Ma cosa dice Bankitalia? Ieri il presidente di Banca Carige Cesare Castelbarco Albani e l’amministratore delegato Piero Montani sono andati in via Nazionale per fare il punto della situazione. Bankitalia vede positivamente un accordo tra Banca Carige e il suo principale azionista ma i margini di manovra sono stretti, alle porte c’è anche l’esame della Bce. Oggi è convocato il consiglio di Banca Carige per rispondere alla richiesta di assemblea della Fondazione e nel pomeriggio si riunisce quello di Fondazione per discutere «le determinazioni in relazione all’esito del cda di Banca Carige in merito all’esercizio della delega per l’aumento di capitale». 
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