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«Aumento Carige solo con diritto di opzione»

Alla Malacalza Investimenti, azionista di riferimento di Carige, piace poco l’opzione, messa nero su bianco e approvata dal cda della banca nell’ordine del giorno che sarà presentato all’assemblea dei soci del 28 settembre, di poter escludere o limitare il diritto d’opzione degli azionisti nell’aumento di capitale da 560 milioni previsto dall’istituto di credito genovese.
Il gruppo ha depositato, quindi, una proposta di delibera alternativa in parte a quella del cda sull’aumento, che arriva nell’ultimo giorno utile per presentarla e solo a pochi giorni dall’approvazione (martedì scorso), da parte del consiglio (del quale è membro anche Vittorio Malacalza, con la carica di vicepresidente), della relazione degli amministratori all’assemblea straordinaria.
Si tratta di una mossa che ha colto di sorpresa il cda e che sembra far trasparire un prima incrinatura tra la famiglia Malacalza e il board di Carige, rinnovato da pochi mesi e guidato dal nuovo ad, Paolo Fiorentino. Un manager scelto con il placet dell’azionista che, a maggio aveva chiesto e ottenuto la sfiducia del precedente amministratore delegato, Guido Bastianini, anche questo indicato dai Malacalza. Con una nota arrivata nella serata di ieri, Malacalza Investimenti comunica di aver presentato, «ai sensi dell’articolo 126-bis del Tuf, una proposta di deliberazione alternativa sulla materia al punto 1 all’ordine del giorno (attribuzione di delega al cda per aumento di capitale) della parte straordinaria dell’assemblea di Banca Carige convocata per il prossimo 28 settembre».
La proposta del cda prevede di aumentare il capitale con diritto d’opzione «o in subordine in via inscindibile e/o con esclusione o limitazione del diritto di opzione». Quella di Malacalza, chiede che quest’ultima frase sia cancellata. «In linea – si legge nella nota dell’azionista – con la preferenza manifestata dallo stesso cda di procedere all’aumento di capitale con riconoscimento del diritto di opzione» la proposta di Malacalza Investimenti, «mira a salvaguardare ulteriormente tale prerogativa di tutti gli azionisti, mediante la rimozione dalla delega al cdadell’ipotesi subordinata concernente la possibilità di limitare o escludere il diritto di opzione, salvo che per la contemplata operazione di liability management».
La nota sottolinea poi (e questo sembra indicare un’apertura al cda e al suo ad, o comunque la volontà di non voler creare una frattura insanabile) che la proposta di Malacalza «condivide dunque la soluzione che lo stesso cda ha indicato come “principale” e costituisce al contempo una importante risposta dell’azionariato alle attese degli amministratori».
L’azionista chiede, dunque, che ci sia una «proposta di attribuzione al cda di delega, ai sensi dell’articolo 2443 del codice civile, da esercitarsi entro e non oltre il 31 dicembre 2017, per aumentare a pagamento, in via scindibile, con diritto d’opzione (e qui è cancellata la frase sulla limitazione, ndr)», il capitale sociale», per un importo massimo complessivo di 560 milioni , di cui una eventuale tranche di importo massimo di 60 milioni e, questa volta aggiunge, «con esclusione o limitazione del diritto di opzione ai sensi dell’articolo 2441 del codice civile eventualmente riservata ai destinatari di una possibile operazione di Lme».

Raoul de Forcade

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